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Dalmazia, Zara, irredentismo , d’Annunzio…

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Dopo la guerra, in base al Patto di Londra con cui aveva negoziato la propria entrata in guerra, l’Italia avrebbe dovuto ottenere la Dalmazia settentrionale incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin. Tuttavia, in base al principio della nazionalità propugnato dal presidente statunitense Woodrow Wilson, la Dalmazia venne annessa al neocostituito Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, con l’eccezione di Zara (a maggioranza italiana) e dell’isola di Lagosta, che con altre isole (Cherso e Lussino) vennero annesse all’Italia. (Questo foulard inneggia alla Dalmazia italiana , 1915)

Al termine del conflitto 1915-1918 , molti italiani dalla Dalmazia emigrarono in Italia, specialmente a Zara, unica città dalmata annessa all’Italia. Tra il 1918 e il 1921 la comunità italiana della Dalmazia subì rappresaglie, ma in seguito alle convenzioni di Nettuno stipulate tra l’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni godette di protezioni come minoranza linguistica, anche se rimasero spesso sulla carta.

Negli anni venti la Dalmazia iugoslava diventò teatro di scontri tra il movimento autonomista croato, connesso alla figura di Stjepan Radić, e le forze centraliste legate alla politica serba dei governi di Belgrado (ORJUNA). Al contrario, nella Dalmazia italiana si ebbe un notevole sviluppo economico favorito dagli aiuti economici con matrice politico-propagandistica voluti dal Fascismo.

Nel 1939, alla Croazia fu concessa un’ampia autonomia politica; l’intera Dalmazia iugoslava (salvo le bocche di Cattaro) fu unita alla Banovina della Croazia con sede a Zagabria. Questa entità politica ebbe però corta vita, a causa della conquista della Iugoslavia da parte dell’Italia e della Germania nell’aprile 1941.

Nell’aprile del 1941, il Regno di Jugoslavia, fu occupato dalle potenze dell’Asse. Viene istituito il Commissariato Civile della Dalmazia (Mussolini incarica Commissario Civile Athos Bartolucci). Quasi tutta la parte costiera della Dalmazia settentrionale (con tutti i principali centri urbani, come Spalato e Sebenico) fu annessa al Regno d’Italia, mentre il resto venne annesso al neocostituito Regno di Croazia, dominato dagli ustascia di Ante Pavelić. Quest’ultimo offrì il trono del giovane stato a un membro della Casa Savoia, Aimone, il quale, pur senza rifiutarlo, non ne prese mai possesso.

Mussolini e il Governatorato di Dalmazia

  • la provincia di Zara che comprendeva il comune di Zara e il suo entroterra ingrandito con Tenin, più le isole dalmate davanti a Zara che passarono sotto sovranità italiana.
  • la provincia di Spalato (1941-1943), che comprendeva le città di Spalato, Traù e Sebenico con il loro entroterra, più le isole della Solta (meno dunque la Brazza) e le altre Lissa, Curzola, Lagosta, Cazza, Pelagosa (queste ultime tre scorporate alla Provincia di Zara alla quale appartenevano dal 1920) e Meleda.
  • la provincia di Cattaro (1941-1943), che comprendeva i centri di Cattaro, Perasto, Castelnuovo con un piccolo entroterra (circa 600 km²), seguendo grosso modo i vecchi limiti veneziani ed austriaci, più l’isola di Saseno, di fronte alle coste dell’Albania vicino a Valona, quest’ultima scorporata dalla Provincia di Zara di cui faceva parte dal 1920.

Le isole di Veglia ed Arbe passarono alla provincia di Fiume.

Già dalla fine del 1941, nella Dalmazia (italiana e croata) si innescò una spaventosa e crudele guerra civile, che raggiunse livelli di massacro nell’estate 1942. Contro le atrocità commesse dal regime ustascia, tanto contro i serbi e gli ebrei che contro gli oppositori (o presunti oppositori) croati, si sollevò sia la resistenza partigiana a guida di Tito, plurietnica e comunista, sia varie fazioni nazionalistiche e monarchiche serbe (i cetnici). A loro volta i Titini ed i cetnici perpetrarono crimini contro la popolazione civile croata che appoggiava i fascisti croati di Ante Pavelić. Numerosi crimini di guerra furono commessi da tutte le parti in causa, dai tedeschi ai partigiani comunisti.

A causa dell’annessione della Dalmazia costiera all’Italia, cominciarono a crescere le tensioni tra il regime ustascia e le forze d’occupazione italiane; venne perciò a formarsi, a partire dal 1942, un’alleanza tattica tra le forze italiane e i vari gruppi cetnici. Gli italiani incorporarono i cetnici nella Milizia volontaria anticomunista (MVAC) per combattere la resistenza titoista, provocando fortissime tensioni con il regime ustascia. Lo stesso Mussolini propose di annettere al Regno d’Italia nell’estate 1942 la zona italiana della Croazia (che si trovava tra il Governatorato di Dalmazia e la zona tedesca della Croazia), allo scopo di allontanare gli Ustascia dalle aree italiane e calmare anche i feroci scontri e massacri tra croati, serbi e mussulmani. [2]

Nel settembre del 1943, con la capitolazione dell’Italia, la parte italiana della Dalmazia – ad esclusione di Zara – venne occupata dall’esercito tedesco ed annessa allo Stato Indipendente di Croazia. Nella seconda metà del 1944, i partigiani comunisti di Josip Broz Tito, riforniti dagli alleati, liberarono dai nazisti tutta la regione. L’isola dalmata di Lissa divenne il quartier generale di Tito, mentre gli abitanti delle città dalmate furono soggetti alla repressione da parte della polizia segreta comunista che colpì ogni sorta di oppositori (e presunti oppositori) al nuovo regime comunista. Una delle principali vittime fu la comunità italiana: a partire dal 1943 cominciò l’esodo degli italiani della Dalmazia che si protrasse per parecchi anni e fu pressoché totale.

A partire dall’autunno 1943, Zara viene bombardata per ben 54 volte dagli Alleati su indicazioni di Tito. La città fu rasa al suolo, venendo chiamata la Dresda italiana. Nel 1944 Zara fu occupata dai partigiani di Tito (che vi massacrarono molti civili e militari italiani) e successivamente annessa alla Jugoslavia. L’esodo dalla città fu pressoché totale, cancellando quasi totalmente il plurisecolare carattere italiano della città. I circa 20.000 italiani della città (che erano più del 90% della popolazione) furono ridotti nel 1947 a meno di un migliaio.

L’ultimo colpo alla presenza italiana avvenne nell’ottobre del 1953, quando le scuole italiane furono chiuse e gli allievi trasferiti, da un giorno per l’altro, nelle scuole croate. Si completò così quello che alcuni storici (come il francese Michel Roux) qualificarono come la pulizia etnica degli Italiani in Dalmazia, usando metodi simili a quelli del Manuale Cubrilovic contro gli Albanesi della Iugoslavia.

Fonti Wikipedia