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‚ĚĆūüôĀCiano autografo LA DISPERATA – Galeazzo foto PNF Fascista

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Fotografia con dedica ed autografo, originale, di GALEAZZO CIANO  in uniforme da pilota della Regia Aeronautica, con giubbino Marus e patch al petto della squadriglia LA DISPERATA Р1938

In ottime condizioni avente i suoi segni del tempo. la fotografia viene fornita di certificato di originalità.

Dimensioni circa mm.30 x 24

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Descrizione

Descrizione

Fotografia con dedica ed autografo, originale, di GALEAZZO CIANO  in uniforme da pilota della Regia Aeronautica, con giubbino Marus e patch al petto della squadriglia LA DISPERATA Р1938

Ciano √® ritratto nella sua uniforme di volo, sorridente, quando era al comando della squadriglia aerea LA DISPERATA, e la dedica indirizzata ad un camerata fascista, con la data Marzo XVI e l’autografo in calce, sono assolutamente originali e scritti di pugno dal genero del Duce, ad inchiostro stilografico.

Questa fotografia con autografo di Galeazzo Ciano, comandante de LA DISPERATA, viene fornita di certificato di autenticità.

In ottime condizioni avente i suoi segni del tempo.

 

MATERIALE ……. :¬† Carta

DIMENSIONI ……:¬† mm.30 x 24 circa

MARCHIO ………..:¬†

 

 

 

NOTIZIE

Galeazzo Ciano e LA DISPERATA

La¬†15¬™ Squadriglia¬†fu una squadriglia del¬†Regio Esercito¬†e poi della¬†Regia aeronautica¬†del¬†Regno d’Italia, nota anche come¬†La Disperata

Guerra d’Etiopia

La 15¬™ Squadriglia della¬†Regia Aeronautica¬†partecipa alle operazioni belliche sin dal 3 ottobre 1935 in dipendenza del IV Gruppo Bombardamento sull’aeroporto di Asmara (poi¬†Aeroporto Internazionale di Asmara) nell’ambito della¬†Guerra d’Etiopia. La “15¬™ squadriglia bombardamento terrestre” era equipaggiata con 10 trimotori¬†Caproni Ca.101¬†sotto il comando di¬†Galeazzo Ciano¬†ed in cui serv√¨ tra gli altri anche¬†Alessandro Pavolini. Il 14 ottobre¬†Il Capitano Galeazzo Ciano, comandante della 15¬™ squadriglia da bombardamento, la ¬ęDisperata¬Ľ, spintosi coi suoi ¬ęCaproni¬Ľ a oltre 70 km. a Sud di Macall√®, ha bombardato da bassa quota un accampamento abissino di circa 300 tende, sulle pendici Nord dell’Amba Alagi. Inefficace √® stata la violenta reazione contraerea nemica. Quindi portatosi su Bet Mariam, dove era stato segnalato un deposito di munizioni, lo ha bombardato e distrutto.¬†(Bollettino di guerra)

Il 18 novembre¬†Venti apparecchi da bombardamento ¬ęCaproni 101¬Ľ del 4¬ļ e 27¬ļ gruppo con 6 tonn. di esplosivi, hanno bombardato nulla valle del Maimesciac una massa di circa 20 mila armati, mitragliandola poi a fondo valle, da quote comprese fra i 50 e i 100 metri. L’operazione si √® svolta in cinque ondate ed √® durata due ore. La reazione √® stata violentissima; l’apparecchio del capitano Ciano, comandante della squadriglia ¬ęLa Disperata¬Ľ, √® stato colpito da proiettili di fucile e da una granata di cannone Oerlikon; hanno partecipato all’azione gli apparecchi di Vittorio e¬†Bruno Mussolini¬†della squadriglia ¬ęTesta di Leon¬Ľ; l’apparecchio del sottotenente Manchi √® stato colpito nel serbatoio della benzina; il motorista ha tamponato la falla colla mano per oltre due ore; sull’apparecchio dei tenenti Lanza e Orsini √® stato ferito da proiettile esplosivo il sergente Dalmazio Birago; egli ha tenuto un contegno eroico inneggiando alla sua squadriglia, la ¬ęDisperata¬Ľ, e incoraggiando i piloti, preoccupati per il suo gravissimo stato. Pi√Ļ tardi egli √® deceduto in seguito alle ferite.¬†(Bollettino di guerra)

Al 15 gennaio 1936 era ancora ad Asmara ed il Capitano Ciano aveva anche una Sezione di¬†Caproni Ca.133. Nel marzo 1936 una Sezione era nel¬†Gruppo tattico Ca. 101¬†dell’Aeroporto di Axum.

Tra i piloti: Dalmazio Birago, Luigi Lanza, Felice Baldeschi, Alberto Ostini, Vito Mussolini, Roberto Farinacci, Ettore Muti, Pietro Bonacossa, e Maner Lualdi.

 

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria 3 Medaglie d’argento al valor militare
¬ęCapitano pilota di complemento, volontario di guerra, comandante di squadriglia da bombardamento ‚ÄúDisperata‚ÄĚ sul fronte dell’Eritrea, guidava il proprio reparto, con perizia ed ardimento in ogni volo di esplorazione lontana e di offesa. Nell’attacco aereo dell’Amba Birguntan, affidato alla sua sola squadriglia, spazzava a bassa quota l’importante centro carovaniero del Bassopiano occidentale dal quale il nemico si ritirava lasciando sul terreno 180 uomini e vari capi. Rientrava dall’azione con un montante forato da colpo nemico. Nel bombardamento degli accampamenti di Bet Mair√† presso Amba Alagi eseguendo da bassa quota insieme ad altro apparecchio della squadriglia, riusciva a far saltare un deposito di munizioni ed a infliggere al nemico la perdita, segnalata da parte avversaria, di 68 uomini. Alla testa della propria squadriglia partecipava all’attacco aereo del Maj Mescic, presso Amba Alagi, contro un’orda di ventimila abissini. Investito da pi√Ļ raffiche di mitragliatrici e di fucileria che colpivano in 36 punti l’apparecchio, aveva infine il serbatoio di olio del motore di sinistra squarciato da un proietto esplosivo di cannoncino contraereo. Ci√≤ nonostante permaneva sulla zona di attacco fino a quando la perdita dell’olio lo costringeva a prendere terra sul campo di fortuna di Macall√®. Profondamente conscio dei propri doveri di comandante, era sempre e dovunque fulgido esempio per i propri gregari. Cielo dell’Amba Birguntan, di Amba Alagi, e di Macall√®, 18 novembre 1935.¬Ľ
¬ęUfficiale pilota capo equipaggio di apparecchio da Bombardamento, dirigeva un volo di ricognizione su Addis Abeba, allo scopo di osservare le condizioni di quel campo di atterraggio. Dopo aver tracciato quattro rette a volo rasente sul munito campo, nonostante la viva reazione antiaerea, portava il velivolo a saggiare con le ruote il terreno. Colpito in pi√Ļ parti vitali da fuoco di fucileria e di mitragliatrici pesanti, l’apparecchio si tratteneva per oltre mezz’ora sulla capitale nemica, finch√© in una puntata eseguita sul centro della citt√†, aveva fra l’altro un motore avariato e due serbatoi di benzina squarciati da proietti dirompenti. Durante il volo di ritorno reso difficilissimo dall’emanazioni venefiche dei gas di miscela che colpivano alcuni membri dell’equipaggio, dalla deficienza del carburante e dalle avverse condizioni atmosferiche, superava i molti ostacoli che rendevano singolarmente precario il rientro alla base, dando prova di alta capacit√† professionale e di sereno sprezzo del pericolo. Cielo di Addis Abeba, 30 aprile 1936.¬Ľ
¬ęUfficiale superiore di elevate virt√Ļ militari, al comando di un gruppo da bombardamento partocipava a numerose azioni di guerra sui vari fronti,riconfermando magnifiche qualit√† di combattente e praclari doti di comandante sempre pronto a prodigarsi nelle missioni dove pi√Ļ gravi fossero il rischio e la difficolt√†. Alla testa dei suoi equipaggi, portava per primo l’ala italiana su una lontana e munitissima base della Grecia, che riusciva a colpire efficacemente, superando con grande audacia violentissima reazione aerea e contraerea. Fulgido esempio di tenace, sereno ardimento e sprezzo del pericolo. Cielo della Corsica, di Salonicco e del fronte greco-albanese, giugno 1940-XVIII-aprile 1941-XIX.¬Ľ

Gian Galeazzo Ciano, meglio conosciuto come¬†Galeazzo,¬†conte¬†di¬†Cortellazzo¬†e¬†Buccari¬†(Livorno,¬†18 marzo¬†1903¬†‚ÄstVerona,¬†11 gennaio¬†1944), √® stato un¬†diplomatico¬†e¬†politico¬†italiano. Figlio dell’ammiraglio¬†Costanzo Ciano¬†e di Carolina Pini, nel¬†1930¬†spos√≤¬†Edda Mussolini.

Durante la¬†prima guerra mondiale¬†si trasfer√¨ con la famiglia a¬†Venezia, dove frequent√≤ il liceo ginnasio ¬ęMarco Polo¬Ľ; in seguito si trasfer√¨ a¬†Genova, dove consegu√¨ la maturit√† classica. Durante gli studi universitari fece pratica di giornalismo presso¬†Il Nuovo Paese,¬†La Tribuna¬†e, nel¬†1924,¬†L’Impero, organo fascista intransigente, occupandosi per√≤ non di politica ma di critica teatrale: scrisse anche un dramma (Felicit√† d’Amleto) e un atto unico (Fondo d’oro) che una volta rappresentati non ottennero alcun successo; in un’occasione, durante la messa in scena, egli e la sua compagnia furono oggetto di lanci d’ortaggi da parte del pubblico. Frequentava in quel tempo ambienti artistici, giornalistici e mondani.

GALEAZZO CIANO

Ascesa

Dopo aver conseguito la¬†laurea¬†in¬†giurisprudenza, fu ammesso in¬†diplomazia¬†e inviato come addetto di¬†ambasciata¬†a¬†Rio de Janeiro. Il 24 aprile¬†1930¬†spos√≤ Edda Mussolini, con la quale subito dopo part√¨ per¬†Shanghai¬†come¬†console. Rientrato in¬†Italia, il 1¬ļ agosto¬†1933¬†venne nominato capo dell’Ufficio stampa da¬†Mussolini¬†(per il controllo e la guida dei¬†mezzi di comunicazioni di massa) con il titolo di¬†sottosegretario¬†alla stampa e alla cultura. Nel¬†1935¬†divenne ministro della Cultura popolare, il¬†MINCULPOP, competente anche per la Stampa e la¬†Propaganda, quindi part√¨ volontario per la¬†guerra d’Etiopia, ove si distinse come pilota di¬†bombardieri, al comando della¬†15¬™ Squadriglia da bombardamento Caproni¬†e fu decorato.

Nel¬†1936¬†fu nominato¬†Ministro degli affari esteri, subentrando, nella carica, allo stesso Mussolini (sottosegretario, dal 1932 al 1936, era stato¬†Fulvio Suvich, che in ossequio alla nuova linea di politica estera del Duce era stato “allontanato” in qualit√† di ambasciatore a¬†Washington, cos√¨ come¬†Grandi, quattro anni prima, era stato ¬ęspedito¬Ľ ambasciatore a¬†Londra). In tale veste Galeazzo Ciano maneggiava molto denaro, in questo caso dei cittadini. Soldi serviti alla causa del fascismo. Su¬†probabili pressioni del Duce, fu coinvolto nel duplice omicidio dei fratelli¬†Carlo¬†e¬†Nello Rosselli, colpevoli d’essere i fondatori del movimento antifascista¬†Giustizia e Libert√†.

Galeazzo Ciano e¬†Benito Mussolini¬†passano in rassegna un reparto militare al rientro in Italia di Ciano dall’Africa Orientale Italiana¬†–¬†Brindisi, 17 maggio¬†1936

Ciano si era guadagnato una certa confidenza da parte del Principe di Piemonte¬†Umberto di Savoia, figlio di¬†Vittorio Emanuele III, anche in virt√Ļ dell‚Äôamicizia decennale con Giorgio Rea, professore emerito presso il¬†Politecnico di Torino piuttosto noto a Corte, con il quale condivideva una certa mentalit√† e un notevole¬†charme, anche se Ciano era certamente meno discreto del principe. Divenne il corrispondente preferito tra Umberto (e¬†Maria Jos√©) e il movimento fascista. Questa amicizia era considerata produttiva sia dal re sia dal¬†dittatore, poich√© i due sarebbero stati i rispettivi eredi della Corona e del governo e i buoni rapporti fra i futuri eredi rassicuravano i congiunti circa la tenuta futura degli equilibri raggiunti. Il sovrano lo aveva insignito del¬†Collare della Santissima Annunziata, la pi√Ļ alta onorificenza regia.

Probabilmente con l’approvazione di parte del Principe¬†Umberto, Ciano tenne l’Italia¬†distante dalla¬†Germania¬†hitleriana il pi√Ļ a lungo possibile, con l’aiuto dell’ambasciatore a¬†Berlino,¬†Bernardo Attolico. Ciano percep√¨ chiaramente il pericolo che¬†Hitler¬†rappresentava anche per l’Italia, quando i¬†Nazisti¬†uccisero il Primo Ministro austriaco¬†Dollfuss, che aveva avuto degli stretti legami con la famiglia Mussolini (la moglie e i figli di Dollfuss si trovavano in vacanza in Italia a casa del¬†Duce¬†quando il marito fu assassinato), e pot√© scorgere in questa azione di forza un freddo avviso delle intenzioni del¬†F√ľhrer.

A poco a poco, in seguito a una serie di incontri con¬†Joachim von Ribbentrop¬†e Hitler che portarono il 22 maggio¬†1939¬†alla sottoscrizione del¬†Patto d’Acciaio, Ciano (praticamente costretto dal suocero a sottoscriverlo, malgrado i suoi tentativi di temporeggiare, per le informazioni che il Ministro degli Esteri britannico¬†Anthony Eden¬†sollecitato da¬†Dino Grandi, gli aveva fatto pervenire) consolid√≤ i suoi dubbi sulla nazione alleata, ed ebbe diverse divergenze col suocero. Alla fine, come scrisse nei suoi diari, non era sicuro se augurare agli italiani ¬ęuna vittoria o una sconfitta tedesca¬Ľ.

Il 23 marzo 1939 Ciano divenne Consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

Il regno d’Albania

Ciano con re Zog d’Albania

 

Nel frattempo, il 7 aprile del¬†1939, un¬†venerd√¨ santo, l’Italia aveva invaso e poco dopo conquistato il¬†Regno d’Albania.¬†Tirana¬†era da tempo nella sfera di influenza italiana e l’impresa, militarmente non impegnativa e resa non ardua dall’irrisoria resistenza incontrata consistette, in pratica, solo nello sbarco di un piccolo contingente di truppe italiane nei quattro principali porti albanesi, e provoc√≤ una decina di morti in scontri con bande di resistenza civile.

Il progetto, gi√† proposto in precedenza, fu prontamente realizzato allorch√© la¬†Germania, nel marzo 1939, invi√≤ le sue truppe in¬†Cecoslovacchia¬†e vi stabil√¨ il¬†protettorato di Boemia e Moravia; all’interno dell’Asse, queste operazioni avevano – nell’opinione pubblica – consolidato l’immagine dei tedeschi e allo stesso tempo indebolito quella degli italiani, integrando una sorta di gerarchia di fatto.

Di un’espansione verso l’Albania¬†o verso il¬†Regno di Jugoslavia, a¬†Roma¬†si era gi√† discusso a fondo da molto tempo; per quanto riguardava l’Albania, il discorso era stato anzi affrontato proprio con¬†Belgrado, prima con¬†Milan Stojadinovińᬆe poi con¬†CvektovińȬ†ma quest’ultimo aveva declinato l’offerta di una spartizione, anche per l’elevata presenza di albanesi sul territorio jugoslavo, e ne era sortito un trattato (1937) contenente un patto di non aggressione che in realt√† era un¬†nulla osta¬†a un’eventuale azione italiana su¬†Tirana¬†(oltre che un tentativo del¬†Reggente Paolo di Jugoslavia¬†di tener lontane¬†Italia¬†e¬†Germania).

La Germania, del resto, aveva pi√Ļ volte indicato di non nutrire interessi su queste aree.

Il paese, a neanche 150 chilometri dalle coste¬†pugliesi, era di fatto fin dalla¬†prima guerra mondiale¬†profondamente influenzato dall’Italia, che aveva accettato nel settembre del¬†1928¬†l’auto-proclamazione di re¬†Zog I¬†(Ahmed Bey Zogu), in seguito accusato di essere un¬†tiranno¬†incline all’arricchimento personale e al¬†nepotismo. Mentre¬†Zog I, all’arrivo degli italiani, riparava in¬†Grecia, la conquista fu perfezionata con l’offerta della corona d’Albania¬†a¬†Vittorio Emanuele III¬†il 16 aprile 1939, con una piccola cerimonia svoltasi al¬†Quirinale.

Il governo dell’Albania¬†fu affidato al¬†luogotenente¬†del re,¬†Francesco Jacomoni di San Savino, che lo mantenne fino all’8 settembre del¬†1943; si tratt√≤ di un¬†governo di facciata, con ministri albanesi affiancati da consiglieri italiani con poteri di¬†controfirma. Circa il ruolo di Ciano nella vicenda albanese, quantunque non formalmente onorato di alcuna carica specifica diretta, soprattutto nella storiografia anglosassone √® comunemente ritenuto il vero ¬ęreggente¬Ľ della colonia, e anche nella storiografia italiana lo si menziona spesso come ¬ęvicer√©¬Ľ, poich√© di fatto come tale ebbe a condursi. L’intitolazione alla moglie di un porto (Porto Edda), ma pi√Ļ ancora la scoperta promozione della soppressione del¬†Ministero degli Esteri¬†e di quello della Difesa di¬†Tirana, ruoli devoluti al governo di¬†Roma¬†con un ¬ętrattato¬Ľ del 3 giugno, indicano la centralit√† del suo ruolo; anche la costituzione del¬†Partito Fascista Albanese, sollecitata da¬†Achille Starace¬†gi√† dal mese di aprile (quando trionfalmente sbarc√≤ in¬†Albania¬†salutato da 19 salve di cannone), fu sottoposta all’autorizzazione di Ciano (che la concesse solo nel mese di giugno e che ne permise la formalizzazione solo nel marzo dell’anno successivo ponendovi a capo l’amico personale¬†Tefik Mborja).

Il 13 aprile, Ciano si rivolse subito agli albanesi come gestore diretto della loro Nazione, garantendo loro che le loro aspirazioni nazionali sarebbero state sostenute dall’Italia anche in ordine all’espansione dei confini, questione che in pratica si riferiva al recupero delle zone asseritamente ¬ęalbanesi¬Ľ nei territori greco e jugoslavo; essendo i proclami diretti al¬†Ministero degli Esteri¬†albanese (che di l√¨ a poco sarebbe stato soppresso) fonte di inquietudini per i paesi vicinanti, a questi Ciano si affrett√≤ a segnalare (una settimana dopo, a¬†Venezia) il disinteresse italiano per l’argomento e la strumentalit√† delle dichiarazioni. Ci√≤ nonostante, fece istituire un¬†Ufficio Speciale per l’Irredentismo¬†che fra i suoi compiti non palesi aveva anche quello di preparare una struttura militare clandestina per il momento, ritenuto non lontano, in cui fosse esplosa una crisi in¬†Jugoslavia.

La guerra

Ciano nel 1938

 

Al 10 giugno 1940 il Maggiore Ciano era comandante del CV Gruppo¬†S.M.79¬†del¬†46¬ļ Stormo¬†dell’Aeroporto di Pisa-San Giusto. All’inizio della¬†seconda guerra mondiale, quando le sue posizioni anti-tedesche erano oramai note (Hitler¬†avrebbe avvisato¬†Mussolini¬†tempo dopo: ¬ęCi sono dei traditori nella sua famiglia¬Ľ), molti osservatori ritengono che sia stata di Ciano la maggiore influenza nella formulazione della ¬ęnon belligeranza¬Ľ, locuzione a effetto cui corrispondeva una posizione dell’Italia assolutamente fumosa, per un verso non concorde nell’aggredire, per un altro non discorde con l’aggressore.

A questa morbida quanto inconcludente situazione si era giunti con una sua intuizione, tradottasi nell’invio di una famosa lettera a¬†Hitler¬†(il quale premeva perch√© l’Italia¬†partecipasse al conflitto), passata alla storia come¬†lista del molibdeno, in cui si chiedeva alla¬†Germania¬†una mole incredibile di mezzi e armamenti (che si calcol√≤ che avrebbero richiesto, per il solo trasporto, ben 17.000 treni) e dinanzi a tale richiesta i¬†nazisti allentarono le pressioni, almeno per un po’.

L’Italia, per√≤, non era in guerra, e questo – considerati i patti – parve comunque un ottimo risultato. Il¬†Patto d’Acciaio¬†prevedeva, infatti, l’obbligo di prestare immediato ausilio militare (indipendentemente dalle eventuali cause di conflitto):

¬ęArt. 3. –¬†Se, malgrado i desideri e le speranze delle Parti contraenti, dovesse accadere che una di esse venisse a essere impegnata in complicazioni belliche con un’altra o con altre Potenze, l’altra Parte contraente si porr√† immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterr√† con tutte le sue forze militari, per terra, per mare e nell’aria.¬Ľ

Quando l’Italia¬†entr√≤ in guerra fu Ciano, per via del ruolo che ricopriva, a consegnare le dichiarazioni agli ambasciatori di¬†Francia¬†e¬†Regno Unito. Pochi mesi dopo fu l’ideatore della¬†guerra alla Grecia. Forse – √® stato ipotizzato – ingannato dalla troppo facile conquista albanese. Considerando che ad¬†Atene, retto dal generale¬†Ioannis Metaxas, vigeva un regime militare non ostile all’Italia.

L’invasione (Campagna di Grecia) si trasform√≤ in breve tempo in un disastro militare che vide le truppe italiane ricacciate in¬†Albania, ci√≤ che non era stato messo in conto: infatti i greci ebbero una reazione di orgoglio e, pur se in condizioni di inferiorit√† tecnologica, reagirono all’attacco con imprevista partecipazione, respingendo gli italiani e causando anche le dimissioni (prontamente accolte) di¬†Pietro Badoglio, su cui ebbero un loro peso anche le scomode ma sincere osservazioni scandalizzate di¬†Roberto Farinacci.

Dinanzi alle difficolt√† che, invece, furono incontrate, registrando le prime avvisaglie di negativit√† delle vicende belliche, Ciano non tard√≤ a tornare su posizioni pi√Ļ dubitative, esprimendo le sue perplessit√† sia ¬ęin famiglia¬Ľ sia ad altri gerarchi. Anche a causa delle cariche ricoperte, con particolare riguardo ai rapporti con il¬†Regno Unito, una pi√Ļ intensa frequentazione operativa lo condusse a ispessire il rapporto con¬†Dino Grandi, che, morto¬†Italo Balbo, restava l’esponente pi√Ļ indipendente del vertice del fascismo.

Nel¬†1942¬†Vittorio Emanuele III¬†lo nomina Conte di¬†Buccari, in aggiunta al titolo di Conte di¬†Cortellazzo¬†che era stato conferito a suo padre Costanzo dopo la¬†prima guerra mondiale. Nella primavera del¬†1943, in occasione di un rimpasto delle cariche istituzionali con la quale¬†Mussolini¬†sperava di riaffidare i posti-chiave a uomini di certa fiducia, Ciano venne mandato come ambasciatore in¬†Vaticano. √ą in questo momento che il suo rapporto con¬†Monsignor Montini¬†– futuro papa e allora¬†sostituto alla segreteria di Stato della Santa Sede¬†– raggiunse la maggiore intensit√†, tenendo il¬†regime fascista¬†in contatto con tutte le principali potenze internazionali, attraverso la mediazione dell’influente prelato.

Con la fine dell’incarico di ministro fin√¨ anche la stesura dei celebri Diari, terminata l’8 febbraio¬†1943.

Il 25 luglio

Il¬†25 luglio 1943, quando l’opposizione interna guidata da¬†Dino Grandi¬†(che si coordinava con il¬†Quirinale) stava infine per sconfiggere¬†Mussolini, Ciano vi si un√¨. Al¬†Gran Consiglio del fascismo, infatti, vot√≤ l’ordine del giorno di Grandi (insieme ad altri diciotto gerarchi), approvando perci√≤ l’indicazione contenuta nella mozione, volta a far s√¨ che il re riprendesse in mano l’esercito e il governo della nazione; in pratica, quello di Ciano fu un voto pesantissimo e dalle conseguenze irreversibili contro il suocero. Va notato che questi avrebbe avuto modo di fermare l’azione di questa¬†fronda, invece, rinunziando in un certo senso a opporvisi, l’agevol√≤ sia convocando il¬†Gran Consiglio¬†(che non si riuniva da diversi anni e che non era ritenuto da autorevoli giuristi dell’epoca competente a deliberare sul tema dei rapporti istituzionali tra¬†Governo¬†e¬†Monarchia), sia consentendo di mettere ai voti la mozione, sia – infine – disponendo di metterla ai voti per prima rispetto alle mozioni alternative di¬†Carlo Scorza¬†e Farinacci.

Si √® a lungo congetturato sulle reali motivazioni dell’adesione di Ciano alla proposta di Grandi, tenuto conto che al voto sul famoso¬†ordine del giorno, dovrebbe esser giunto dopo averne discusso col¬†Duce, informato dallo stesso Grandi con qualche giorno di anticipo (ma anche¬†Mussolini, √® stato fatto notare, doveva essere ben al corrente dell’adesione del genero). Probabilmente Ciano condivideva con gli altri due gerarchi la considerazione che il tempo del¬†fascismo¬†fosse venuto a esaurimento ma, forse, ritenendosi ancora candidato alla successione, pensava che in una nuova gattopardesca riformulazione poco sarebbe cambiato e che egli sarebbe rimasto in auge.

Il voto di Ciano fu, sotto un profilo di pubblica immagine, il colpo pi√Ļ grave inferto al prestigio del capo del regime, cui di fatto pareva che nemmeno il genero fosse pi√Ļ affidabile. Le previsioni ottimistiche di Ciano, che si prefigurava rimpasti e aggiustamenti dopo questa sorta di¬†golpe¬†(disse infatti a¬†Bottai¬†di attendersi che ci si sarebbe ¬ęaggiustati¬Ľ), naufragarono insieme con la disillusione di Grandi, che credeva di aver operato per consegnare il comando al Maresciallo d’Italia¬†Enrico Caviglia¬†e che, invece, vide salire al potere il parigrado ma poco gradito¬†Badoglio.

Badoglio¬†avrebbe d’un tratto bruciato tutte le aspettative dei gerarchi, schierando una compagine d’apparato tutta ¬ędel re¬Ľ e cominciando immediatamente la defascistizzazione dello¬†Stato. Se Bottai ne era quasi contento, Grandi ne era sorpreso (pi√Ļ che altro per il poco chiaro atteggiamento del Sovrano); Ciano – che il 31 luglio si era dimesso dall’ambasciata in Vaticano – fu invece quello che si trov√≤ maggiormente spiazzato e, a differenza degli altri due, tard√≤ a mettersi in salvo. Nello sconcerto, acuito poco dopo dall’armistizio di Cassibile, cerc√≤ invano di organizzare un esilio protetto per la sua famiglia, ma il¬†Vaticano¬†si rifiut√≤ di nasconderli. Nei giorni convulsi dell’agosto¬†1943¬†fugg√¨ a¬†Monaco di Baviera, convinto di trovarvi protezione e un aereo per la¬†Spagna, ignorando che nel frattempo¬†Vittorio Mussolini,¬†Roberto Farinacci¬†e¬†Alessandro Pavolini¬†stavano accusando alla radio i traditori del fascismo e in particolare lui, che divenne il bersaglio principale.

La fine

Ciano fu estradato in Italia su esplicita richiesta del neonato Partito Fascista Repubblicano, il 17 ottobre 1943 per essere incarcerato; Edda e i figli erano rientrati in Italia alcuni giorni prima.

Galeazzo Ciano al processo di Verona

A opera di¬†Alessandro Pavolini si allestiva il processo ai ¬ętraditori¬Ľ del 25 luglio, e il voto al¬†Gran Consiglio¬†fu considerato alto tradimento. Durante il processo gli inquirenti trattarono Ciano quasi con benevolenza temendo che Ciano raccontasse avvenimenti segreti, sgraditi al Regime fascista.

Dopo una celere assise pubblica, nota come¬†processo di Verona, Ciano venne riconosciuto colpevole insieme a¬†Marinelli,¬†Gottardi,¬†Pareschi¬†e al vecchio generale¬†Emilio De Bono¬†(insieme con altri gerarchi¬†contumaci); inoltre, il genero del Duce fu l’unico imputato a essere condannato alla¬†fucilazione¬†all’unanimit√†: gli altri ricevettero 5 voti favorevoli e 4 contrari (Tullio Cianetti¬†ebbe il risultato opposto) mentre contro l’ex Ministro degli Esteri si registr√≤ un¬†9 a 0.

La sera prima dell’esecuzione, Ciano si rifiut√≤, in primo momento, di firmare la petizione di grazia al¬†Duce¬†ma poi, pressato dai suoi compagni di carcere, fin√¨ per accettare.¬†Pavolini, indispettito, pass√≤ l’intera notte a cercare un funzionario che firmasse la respinta alla domanda di grazia. Tutti si rifiutarono di firmare, alla fine trov√≤, o meglio, costrinse un piccolo funzionario a firmare contro la sua volont√†. Comunque, Mussolini non si mosse per salvare il genero.

L’11 gennaio¬†1944¬†avvenne l’esecuzione di Ciano al poligono di tiro di¬†Verona, insieme agli altri quattro ex-gerarchi, legati alle sedie e fucilati alla schiena come in uso ai traditori. Prima della fucilazione Ciano pronunci√≤ a Monsignor Chiot le seguenti parole: “Faccia sapere ai miei figli che muoio senza rancore per nessuno. Siamo tutti travolti nella stessa bufera”. Prima degli spari si gir√≤ verso il plotone di esecuzione. Un cineoperatore tedesco riprese tutta la scena. Ciano non mor√¨ immediatamente: i fucilati, seduti e di schiena, offrirono un bersaglio pi√Ļ difficile per gli organi vitali; il plotone di esecuzione non spar√≤ a distanza ravvicinata e fu necessario il¬†colpo di grazia¬†con due proiettili alla testa. Il crudo filmato, realizzato dal cineoperatore tedesco e scomparso durante i primi governi¬†De Gasperi, fu ritrovato grazie a¬†Renzo De Felice.

Dopo l’esecuzione Edda fugg√¨ in¬†Svizzera¬†portando con s√© i preziosi diari del marito, nascosti sotto la pelliccia piena di tasche insieme con alcuni gioielli e una lettera per la madre, donna Rachele. Il corrispondente di guerra¬†Paul Ghali¬†del¬†Chicago Daily News¬†apprese del suo segreto internamento in un convento svizzero e organizz√≤ la pubblicazione dei diari. Essi rivelano, pur tra abbellimenti e riscritture postdatate, la storia segreta del¬†regime fascista¬†dal¬†1937¬†al¬†1943¬†e sono considerati una fonte storica primaria (i diari sono strettamente politici e contengono poco della vita privata di Ciano).

Il corpo di Ciano oggi riposa nel Cimitero della Purificazione, a Livorno.

L’operazione Conte

Galeazzo Ciano nel carcere degli Scalzi

A cavallo tra il 1943¬†e il¬†1944¬†si venne a sviluppare un piano che puntava alla liberazione di Ciano in cambio dei suoi diari che vedeva coinvolti il tenente colonnello¬†Wilhelm H√∂ttl, capo del servizio segreto tedesco in Italia e¬†Ernst Kaltenbrunner, comandante in capo del¬†Reichssicherheitshauptamt, responsabile delle operazioni dei¬†servizi segreti¬†in¬†Germania¬†e all’estero. Si prevedeva un’azione di forza tedesca per liberare Ciano e acquisire i diari, cos√¨ come fu proposta da¬†Frau Beetz, il 28 dicembre, al generale¬†Harster. L’operazione che avrebbe dovuto svolgersi mantenendo¬†Hitler¬†all’oscuro di tutto fu denominata ¬ęOperazione Conte¬Ľ. L’operazione fu bloccata da¬†Hitler¬†il quale, venuto a conoscenza della cosa, decise di non concedere il suo avallo

Per approfondite ricerche su Galeazzo Ciano, su tutta la sua vita e carriera , si rimanda alle seguenti fonti web :

Wikipedia Galeazzo Ciano ,  Wikipedia

 

8.20

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Peso 1 kg
Dimensioni 40 × 40 × 40 cm
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