Gabriele d’Annunzio lettera Annaratone senatore garibaldino

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Lettera autografa di Gabriele d’Annunzio,¬† indirizzata al senatore Angelo Annaratone, completa della sua busta.¬† Carta con motto¬† dannunziano¬† PER NON DORMIRE .

Un foglio piegato in due per quattro facciate, due facciate con il testo e firma autografa, busta con destinatario e “mittente” a firma autografa d’Annunzio . Periodo 1910 – 1916

In ottime condizioni, presenta normali segni di usura. Si garantisce l’originalit√† assoluta di questa lettera autografa di Gabriele d’Annunzio.

 

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Descrizione

Descrizione

Lettera autografa di Gabriele d’Annunzio, indirizzata al senatore Angelo Annaratone, completa della sua busta.¬† Scritta a mano su carta azzurrina , impreziosita dal motto¬† dannunziano¬† PER NON DORMIRE ¬†, nel logo posto in alto a sinistra, questa lettera √® stata scritta di pugno da d’Annunzio e non √® una stampa, n√® una¬† copia anastatica.

Spedita al senatore Annaratone, ex garibaldino ed amico dell’Eroe dei Due Mondi, mentre alloggiava a Palazzo Riccardi, il testo della lettera scritta da Gabriele d’Annunzio recita “Carissimo amico, ho bisogno di parlarLe per qualcosa che riguarda me e Adolfo Re – Riccardi, e che molto mi preme.¬† A che ora potrebbe Ella ricevermi in giornata, prima delle cinque ? Alle cinque ho un impegno inevitabile; ma da questo momento fino a quell’ora sono libero..¬† Mi perdoni. Le stringo la mano affettuosamente. Il suo Gabriele d’Annunzio – Sabato”

Nel lotto troviamo anche la busta con l’indicazione del destinatario “Al Senatore Annaratone – Palazzo Riccardi”¬† ma anche la particolarit√† dell’indicazione del mittente “da parte di Gabriele d’Annunzio“, dunque una seconda firma autografa di Gabriele d’Annunzio. Il poeta menziona di problemi tra lui e Adolfo Re Riccardi,¬† agente teatrale che agli inizi del ‘900 si occup√≤ di rappresentazioni basate sulle opere dannunziane. E’ dunque presumibile datare la lettera qui in vendita, al periodo 1910-1916 circa.

La lettera √® in ottime condizioni, presenta normali segni di usura. Si garantisce l’originalit√† assoluta di questa lettera autografa di Gabriele d’Annunzio al senatore Annaratone.

 

Notizie

Gabriele D’Annunzio (Pescara,¬†12 marzo¬†1863¬†‚ÄstGardone Riviera,¬†1¬ļ marzo¬†1938), √® stato uno¬†scrittore,¬†poeta,¬†drammaturgo,¬†militare,¬†politico,¬†giornalista¬†e¬†patriota¬†italiano, simbolo del¬†Decadentismo e celebre figura della¬†prima guerra mondiale, dal¬†1924 insignito del titolo di “principe di Montenevoso”. ¬†Soprannominato “il Vate”, cio√® “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, o anche “l’Immaginifico”, occup√≤ una posizione preminente nella¬†letteratura italiana¬†dal¬†1889¬†al¬†1910¬†circa e nella vita politica dal¬†1914¬†al¬†1924. √ą stato definito ¬ęeccezionale e ultimo interprete della pi√Ļ duratura tradizione poetica italiana [‚Ķ]¬Ľ e come politico lasci√≤ un segno nella sua epoca e un’influenza sugli eventi che gli sarebbero succeduti. L’arte di D’Annunzio fu cos√¨ determinante per la cultura di massa che influenz√≤ usi e costumi nell’Italia -e non solo- del suo tempo: un periodo che pi√Ļ tardi sarebbe stato definito appunto “dannunzianesimo”.

(sotto : foto di d’Annunzio ed esempio di firma autografata – hand signed)

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Firma di Gabriele D'Annunzio

La famiglia e gli anni di formazione

Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo¬†1863¬†da una famiglia borghese benestante. Terzo di cinque figli, visse un’infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacit√†.
Dalla madre, Luisa de Benedictis (1839-1917), erediter√† la fine sensibilit√†; dal padre, Francesco Paolo Rapagnetta (1831-1893) (il quale aveva acquisito nel 1851 il cognome D’Annunzio da un ricco parente che lo adott√≤, lo zio Antonio D’Annunzio), il temperamento sanguigno, la passione per le donne e la disinvoltura nel contrarre debiti, che portarono la famiglia da una condizione agiata a una difficile situazione economica.
Reminiscenze della condotta paterna, la cui figura è ricordata nelle Faville del maglio e accennata nel Poema paradisiaco, sono presenti nel romanzo Trionfo della morte.

Ebbe tre sorelle, cui fu molto legato per tutta la vita, e un fratello minore:

  • Anna (Pescara, 27 luglio¬†1859¬†– Pescara, 9 agosto¬†1914);
  • Elvira (Pescara, 3 novembre¬†1861¬†– Pescara,¬†1942);
  • Ernestina (Pescara, 10 luglio¬†1865¬†– Pescara,¬†1938);
  • Antonio (Pescara,¬†1867¬†–¬†New York,¬†1945),¬†direttore d’orchestra, si trasfer√¨ negli¬†Stati Uniti d’America, dove perse tutto nella¬†crisi economica del 1929; D’Annunzio lo aiut√≤ finanziariamente con cospicui prestiti, ma le continue richieste di denaro spinsero Gabriele a rompere i rapporti e a rifiutare di incontrarlo al¬†Vittoriale.

Il giovane D’Annunzio non tard√≤ a manifestare un carattere ambizioso e privo di complessi e inibizioni, portato al confronto competitivo con la realt√†. Ne √® testimonianza la lettera che, ancora sedicenne, scrisse nel¬†1879¬†a¬†Giosu√® Carducci, il poeta pi√Ļ stimato nell’Italia¬†umbertina, mentre frequenta il liceo al prestigioso istituto¬†Convitto Cicognini¬†di¬†Prato. Nel¬†1879¬†il padre finanzi√≤ la pubblicazione della prima opera del giovane studente,¬†Primo vere, una raccolta di poesie che ebbe presto successo. Accompagnato da un’entusiastica recensione critica sulla rivista romana¬†Il Fanfulla della domenica, il libro venne pubblicizzato dallo stesso D’Annunzio con un espediente: fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da cavallo. La notizia ebbe l’effetto di richiamare l’attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso. Lo stesso D’Annunzio poi sment√¨ la falsa notizia. Dopo aver concluso gli studi liceali accompagnato da una notoriet√† in continua ascesa, giunse a Roma e si iscrisse alla Facolt√† di Lettere, dove non termin√≤ mai gli studi.

Il periodo romano (1881-1891)  

Gli anni 1881-1891¬†furono decisivi per la formazione di D’Annunzio, e nel rapporto con il particolare ambiente culturale e mondano di¬†Roma¬†da poco divenuta capitale del Regno, cominci√≤ a forgiarsi il suo stile raffinato e comunicativo, la sua visione del mondo e il nucleo centrale della sua poetica. La buona accoglienza che trov√≤ in citt√† fu favorita dalla presenza in essa di un folto gruppo di scrittori, artisti, musicisti, giornalisti di origine abruzzese, parte dei quali conosciuti dal poeta a¬†Francavilla al Mare, in un¬†convento¬†di propriet√† del corregionale e amico¬†Francesco Paolo Michetti¬†(fra essi¬†Scarfoglio,¬†Tosti,¬†Masciantonio¬†e¬†Barbella) che fece parlare in seguito di una “Roma¬†bizantina”, dal nome della rivista su cui scrivevano,¬†Cronaca bizantina.

La cultura provinciale e vitalistica di cui il gruppo si faceva portatore appariva al pubblico romano, chiuso in un ambiente ristretto e soffocante ‚ÄĒ ancora molto lontano dall’effervescenza intellettuale che animava le altre capitali europee ‚ÄĒ una novit√† “barbarica”, eccitante e trasgressiva; D’Annunzio seppe condensare perfettamente, con uno stile giornalistico esuberante, raffinato e virtuosistico, gli stimoli che questa opposizione “centro-periferia”, “natura-cultura” offrivano alle attese di lettori desiderosi di novit√†.

D’Annunzio si era dovuto adattare al lavoro giornalistico soprattutto per esigenze economiche, ma attratto alla frequentazione della Roma “bene” dal suo gusto per l’esibizione della bellezza e del lusso, il 28 Luglio¬† 1883¬†spos√≤, con un matrimonio “di riparazione” (lei era gi√† incinta del figlio Mario), nella cappella di¬†Palazzo Altemps¬†a Roma,¬†Maria Hardouin¬†duchessa di¬†Gallese, da cui ebbe tre figli (Mario, deputato al parlamento,¬†Gabriele Maria, attore, e¬†Ugo Veniero). Il matrimonio fin√¨ in una separazione legale dopo pochi anni (anche se il poeta e la ex-moglie rimasero in buoni rapporti), per le numerose relazioni extraconiugali di D’Annunzio. Tuttavia, le esperienze per lui decisive furono quelle trasfigurate negli eleganti e ricercati resoconti giornalistici. In questo rito di iniziazione letteraria egli mise rapidamente a fuoco i propri riferimenti culturali, nei quali si immedesim√≤ fino a trasfondervi tutte le sue energie creative ed emotive. Ma la donna venne presto messa in disparte dallo scrittore, che dall’aprile del¬†1887¬†guard√≤ con grande passione alla nuova amante Barbara Leoni, destinata a restare il suo pi√Ļ grande amore, anche al di l√† della loro storia durata cinque anni.

In quei primi anni giovanili utilizzava lo pseudonimo di “Duca Minimo” per gli articoli che scriveva per¬†La Tribuna, giornale fondato dagli esponenti della¬†Sinistra storica,¬†Alfredo Baccarini¬†e¬†Giuseppe Zanardelli.

Il grande successo letterario arriv√≤ con la pubblicazione del suo primo romanzo,¬†Il piacere¬†a¬†Milano¬†presso l’editore Treves, nel¬†1889. Tale romanzo, incentrato sulla figura dell’esteta decadente, inaugura una nuova prosa introspettiva e psicologica che rompe con i canoni estetici del naturalismo e del positivismo allora imperanti. Accanto a lettori ed estimatori pi√Ļ attenti e colti, venne presto a crearsi attorno alla figura di D’Annunzio un vasto pubblico condizionato non tanto dai contenuti, quanto dalle forme e dai risvolti divistici delle sue opere e della sua persona, un vero e proprio¬†star system ante litteram, che lo stesso scrittore contribu√¨ a costruire deliberatamente. Egli invent√≤ uno stile immaginoso e appariscente di vita da “grande divo”, con cui nutr√¨ il bisogno di sogni, di misteri, di “vivere un’altra vita”, di oggetti e comportamenti-culto che stava connotando in Italia la nuova cultura di massa.

Il periodo napoletano (1891-1893)

Busto di Paolo Troubetzkoy,  1892. Vittoriale degli italiani, Gardone Riviera.

Tra il¬†1891¬†e il¬†1893¬†D’Annunzio visse a¬†Napoli, dove compose¬†Giovanni Episcopo¬†e¬†L’innocente, seguiti da¬†Il trionfo della morte¬†(scritto in¬†Abruzzo, tra¬†Francavilla al Mare¬†e¬†San Vito Chietino) e dalle liriche del¬†Poema paradisiaco. Sempre di questo periodo √® il suo primo approccio agli scritti di¬†Friedrich Nietzsche. Le suggestioni nietzschiane, liberamente filtrate dalla sensibilit√† del Vate si ritroveranno anche ne¬†Le vergini delle rocce¬†(1895), poema in prosa dove l’arte ¬ę…si presenta come strumento di una diversa aristocrazia, elemento costitutivo del vivere inimitabile, suprema affermazione dell’individuo e criterio fondamentale di ogni atto¬Ľ.

Nel 1892, a seguito di una gara con Ferdinando Russo sulla capacit√† del poeta di comporre liriche in dialetto napoletano, D’Annunzio compone il testo de¬†‘A vucchella, romanza che verr√† pubblicata nel 1907 musicata da Francesco Paolo Tosti. La canzone, eseguita da celebri tenori come Enrico Caruso e, in seguito, Luciano Pavarotti verr√† incisa anche da grandi interpreti della canzone napoletana come¬†Roberto Murolo¬†che ne faranno un classico.

Il periodo fiorentino (1894-1904)

Sempre nel¬†1892¬†cominci√≤ una relazione epistolare con la celebre attrice¬†Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la stagione centrale della sua vita. Si conobbero personalmente nel 1894 e subito scatt√≤ l’amore. Per vivere accanto alla sua nuova compagna, D’Annunzio si trasfer√¨ a¬†Firenze, nella zona di¬†Settignano, dove affitt√≤ la¬†villa La Capponcina¬†– dal nome della famiglia Capponi che ne era stata la proprietaria – (vicinissima alla villa¬†La Porziuncola¬†dell’attrice), trasformandola in un monumento del gusto estetico¬†decadente, definita da lui “la vita del signore rinascimentale”.

Frequent√≤ anche il Chianti e conobbe una nobile di¬†San Casciano in Val di Pesa, pass√≤ un breve periodo presso¬†il Fedino, una nota villa del luogo. Sono in questi anni che si situa gran parte della drammaturgia dannunziana, piuttosto innovativa rispetto ai canoni del dramma borghese o del teatro, dominanti in Italia, e che non di rado ha come punto di riferimento la figura attoriale della Duse, nonch√© le sue migliori opere poetiche, la gran parte delle¬†Laudi, e, tra queste, il vertice e capolavoro della poesia dannunziana, l’Alcyone. La relazione dell’artista con Eleonora Duse √® stata celebrata a¬†Firenze¬†in un modo molto originale. Alla nascita del quartiere fiorentino di¬†Coverciano¬†(sorto proprio ai piedi della villa dannunziana di Settignano), due importanti arterie stradali della zona vennero inaugurate in memoria dei famosi amanti, prevedendo inoltre un incrocio tra queste vie.

Tra il¬†1893¬†e il¬†1897¬†D’Annunzio condusse un’esistenza movimentata, che lo port√≤ dapprima nella sua terra d’origine e poi in¬†Grecia, che visit√≤ nel corso di un lungo viaggio.

Nel¬†1897¬†volle provare l’esperienza politica, vivendo anch’essa, come tutto il resto, in un modo bizzarro e clamoroso: eletto¬†deputato¬†della destra, pass√≤ quasi subito nelle file della sinistra, giustificandosi con la celebre affermazione ¬ęvado verso la vita¬Ľ, per protesta contro¬†Luigi Pelloux¬†e le “leggi liberticide”; espresse anche vivaci proteste per la sanguinosa repressione dei¬†moti di Milano¬†da parte del¬†generale¬†Fiorenzo Bava Beccaris. Dal¬†1900¬†al¬†1906¬†fu molto vicino al¬†Partito Socialista Italiano.

Il trasferimento in Francia (1904-1915)

La relazione con¬†Eleonora Duse¬†si incrin√≤ nel¬†1904, dopo la pubblicazione del romanzo¬†Il fuoco, in cui il poeta aveva descritto impietosamente la loro relazione, e il tradimento con Alessandra di Rudin√≠. In quell’epoca la vita dispendiosa condotta dal Vate lo port√≤ a sperperare le cospicue somme percepite per le proprie pubblicazioni, che divennero insufficienti a coprire le spese prodottesi. Nel¬†1910, convinto dalla nuova amante¬†Nathalie de Goloubeff, D’Annunzio si trasfer√¨ in¬†Francia: gi√† da tempo aveva accumulato una serie di debiti e, per evitare i creditori, aveva preferito allontanarsi dal proprio Paese. L’arredamento della villa fu messo all’asta e D’Annunzio per cinque anni non rientr√≤ in Italia. Risale a questo periodo la relazione con l’americana¬†Romaine Beatrice Brooks.

A¬†Parigi¬†era un personaggio noto, era stato tradotto da Georges H√©relle e il dibattito tra decadentisti e naturalisti aveva a suo tempo suscitato un notevole interesse gi√† con¬†Huysmans. Ci√≤ gli permise di mantenere inalterato il suo dissipato stile di vita fatto di debiti e frequentazioni mondane, tra cui quelle con¬†Filippo Tommaso Marinetti¬†e¬†Claude Debussy. Pur lontano dall’Italia, collabor√≤ al dibattito politico prebellico, pubblicando versi in celebrazione della¬†guerra italo-turca, inclusi poi in¬†Merope, o editoriali per diversi giornali nazionali (in particolare per il¬†Corriere della Sera), che a loro volta gli concedevano altri prestiti.

Nel 1910¬†D’Annunzio ader√¨ all’Associazione Nazionalista Italiana¬†fondata da¬†Corradini. Nei suoi contributi inneggi√≤ a una¬†politica di potenza, opponendo la sua idea di Nazione all’¬ęItalietta meschina e pacifista¬Ľ.

Nel¬†1914¬†Gabriele D’Annunzio rifiut√≤ di diventare¬†Accademico della Crusca, dichiarandosi nemico degli onori letterari e delle Universit√†. Ai bolognesi che gli offrivano una cattedra scrisse infatti: ‚Äúamo pi√Ļ le aperte spiagge che le chiuse scuole dalle quali vi auguro di liberarvi‚ÄĚ.

Dopo il periodo parigino si ritir√≤ ad¬†Arcachon, sulla costa atlantica, dove si dedic√≤ all’attivit√† letteraria in collaborazione con musicisti di successo (Mascagni,¬†Debussy), e compose libretti d’opera (Le martyre de Saint S√©bastien) e soggetti per film (Cabiria).

Partecipazione alla prima guerra mondiale (1915-1918)

Nel¬†1915¬†ritorn√≤ in Italia, dove rifiut√≤ la cattedra di letteratura italiana che era stata di¬†Pascoli; condusse immediatamente un’intensa propaganda interventista, inneggiando al mito di¬†Roma¬†e del¬†Risorgimento¬†e richiamandosi alla figura di¬†Giuseppe Garibaldi.

Il discorso celebrativo che D’Annunzio pronunci√≤ a¬†Quarto¬†il 5 maggio¬†1915¬†durante l’inaugurazione del¬†monumento ai Mille, in seno alle imponenti manifestazioni che si svolsero a Genova in occasione delle celebrazioni del Primo Maggio, segn√≤ l’inizio di un fitto programma di manifestazioni interventiste, che culminarono con le arringhe tenute a Roma durante tutto il periodo antecendente l’entrata in guerra, durante le cosiddette “radiose giornate di maggio”. Con lo scoppio del conflitto con l’Austria-Ungheria, D’Annunzio, nonostante avesse 52 anni, ottenne di arruolarsi come¬†volontario di guerra¬†nei¬†Lancieri di Novara, partecipando subito ad alcune azioni dimostrative navali e aeree. Per un periodo risiedette a¬†Cervignano del Friuli¬†e¬†Santa Maria la Longa, localit√† vicine al Comando della III Armata, a capo della quale era il suo estimatore¬†Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta.

Uno dei volantini lanciati su Vienna (esistono volantini con firma autografata, difficili da trovare -signed- e foto di d’Annunzio durante la missione su Vienna)

Ottenuto il brevetto di Osservatore d’aereo, nell’agosto 1915 effettu√≤ un volo sopra Trieste insieme al suo comandante e carissimo amico Giuseppe Garrassini Garbarino, lanciando manifesti propagandistici; nel settembre 1915 partecip√≤ a un’incursione aerea su Trento e nei mesi successivi, sul fronte carsico, a un attacco lanciato sul monte San Michele nel quadro delle battaglie dell’Isonzo. Il 16 gennaio del 1916, a seguito di un atterraggio d’emergenza, nell’urto contro la mitragliatrice dell’aereo riport√≤ una lesione all’altezza della tempia e dell’arcata sopracciliare destra. La ferita, non curata per un mese, provoc√≤ la perdita dell’occhio che tenne coperto da una benda; anche da questo episodio trasse ispirazione per autodefinirsi e autografarsi come¬†l’Orbo veggente. Dopo l’incidente pass√≤ un periodo di convalescenza a Venezia, durante il quale, assistito dalla figlia Renata, compose il¬†Notturno. L’opera, interamente dedicata a ricordi e riflessioni legati all’esperienza di guerra, fu pubblicata nel 1921. Torn√≤ al fronte: nel settembre 1916 partecip√≤ a un’incursione su Parenzo e, nell’anno successivo, con la III Armata, alla conquista del¬†Veliki¬†e al cruento scontro presso le foci del¬†Timavo¬†nel corso della¬†decima battaglia dell’Isonzo.

Nell’agosto del¬†1917¬†comp√¨, con i piloti¬†Maurizio Pagliano¬†e¬†Luigi Gori¬†e il loro¬†Caproni Ca.33, decorato con l’Asso di Picche, tre raid notturni su¬†Pola¬†(3, 5 e 8 agosto). Alla fine del mese effettu√≤ col medesimo equipaggio attacchi a volo radente sulla dorsale dell’Hermada, riportando una ferita al polso e rientrando con il velivolo forato da 134 colpi. A settembre parve realizzarsi la possibilit√† di effettuare l’agognato raid su Vienna. A tal fine, con Pagliano e Gori comp√¨ un volo dimostrativo di 1000¬†km in 9 ore di volo, ma all’ultimo istante il consenso al raid venne negato. Alla fine di settembre si trasfer√¨ a¬†Gioia del Colle¬†(BA), inquadrato sempre con Pagliano e Gori, oltre al tenente¬†Ivo Oliveti,¬†Casimiro Buttini,¬†Gino Lisa,¬†Mariano D’Ayala Godoy,¬†Andrea Bafile¬†e il corrispondente di guerra del¬†Corriere della Sera¬†Guelfo Civinini, nel¬†Distaccamento A.R., comandato dal maggiore¬†Armando Armani, sui¬†Caproni Ca.33¬†e al comando della 1¬™ Squadriglia bis, per compiere una missione sulle installazioni navali del golfo di¬†Cattaro. L’impresa venne portata a termine con successo, sempre con Pagliano e Gori, la notte del 4 ottobre,¬†volando per oltre 500¬†km sul mare, senza riferimenti, orientandosi con la bussola e le stelle. Alla fine di ottobre, durante la¬†battaglia di Caporetto, incit√≤ i soldati, pronunciando discorsi appassionati. Nel febbraio del 1918, imbarcato sui¬†MAS 96¬†della¬†Regia Marina, partecip√≤ al raid navale, denominato la¬†beffa di Buccari, azione dedicata alla memoria dei suoi compagni di volo Pagliano e Gori, caduti il 30 dicembre.

L’11 marzo 1918, con il grado di¬†maggiore, assunse il comando della¬†1¬™ Squadriglia navale S.A.¬†del¬†campo volo di San Nicol√≤¬†del¬†Lido di Venezia, primo esperimento di siluranti aeree, chiamata Squadra aerea San Marco, e ne coni√≤ il motto:¬†Sufficit Animus¬†(“√ą sufficiente [anche solo] il coraggio”). Tale squadriglia era mista, in quanto formata da aeroplani da ricognizione-bombardamento (velivoli¬†SIA 9B – 4 velivoli nel 1¬ļ semestre 1918 e 7 velivoli nel 2¬ļ semestre 1918) e da ricognizione/caccia (10 velivoli¬†Ansaldo S.V.A.).

Nell’agosto del 1918, alla guida della¬†87¬™ Squadriglia aeroplani¬†“Serenissima”, equipaggiata con i nuovi velivoli¬†SVA 5, realizz√≤ il suo sogno: il¬†Volo su Vienna. Preso posto su uno SVA modificato, pilotato dal capitano¬†Natale Palli, il 9 agosto raggiunse con una formazione di sette aeroplani la capitale asburgica, compiendo un volo di oltre 1000¬†km, quasi tutti sorvolando il territorio in mano al nemico. L’azione, dal carattere esclusivamente psicologico e propagandistico, fu caratterizzata dal lancio di migliaia di manifestini nei cieli di Vienna, con scritte che inneggiavano alla pace e alla fine delle ostilit√†. L’eco e la risonanza di tale azione furono enormi e perfino il nemico dovette ammetterne il valore. Fino al termine del conflitto, D’Annunzio si prodig√≤ in innumerevoli voli di bombardamento sui territori occupati dall’esercito austriaco, fino alla battaglia finale, ai primi di novembre 1918.

Si conged√≤ con il grado di¬†tenente colonnello, inusuale, all’epoca, per un ufficiale di complemento (ebbe tre promozioni per merito di guerra); gli verr√† anche concesso nel 1925 il titolo onorario di¬†generale di brigata aerea. Fu insignito di una¬†medaglia d’oro al valor militare, cinque d’argento e una di bronzo. Nell’immediato dopoguerra D’Annunzio si fece portatore di un vasto malcontento, insistendo sul tema della “vittoria mutilata” e chiedendo, in sintonia con il movimento dei combattenti, il rinnovamento della classe dirigente in Italia. Lo stesso clima di malcontento port√≤ all’ascesa di¬†Benito Mussolini, che di qui al¬†1922¬†avrebbe condotto il¬†fascismo¬†a prendere il potere in Italia.

Durante il conflitto D’Annunzio conobbe il poeta¬†giapponese¬†Harukichi Shimoi, arruolatosi negli¬†Arditi¬†dell’esercito italiano. Dall’incontro dei due poeti-soldati nacque l’idea, promossa a partire dal marzo 1919, del¬†raid aereo Roma-Tokyo, ovviamente pacifico, a cui il¬†Vate¬†voleva inizialmente partecipare, e che fu portato a termine dall’aviatore¬†Arturo Ferrarin.

L’impresa di Fiume (1919-1921)

Enrico Marchiani,¬†Ritratto di Gabriele d’Annunzio in uniforme da Ardito. Dipinto esposto al¬†Museo D’Annunzio Eroe¬†del Vittoriale

Nel settembre 1919¬†D’Annunzio, insieme con un gruppo paramilitare, guid√≤ una spedizione di “legionari”, partiti da Ronchi di Monfalcone (ribattezzata, nel¬†1925,¬†Ronchi dei Legionari¬†in ricordo della storica impresa), per l’occupazione della citt√† di¬†Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all’Italia. Con questo gesto D’Annunzio raggiunse l’apice del processo di edificazione del proprio mito personale e politico.

A Fiume, occupata dalle truppe alleate, gi√† nell’ottobre¬†1918 si era costituito un Consiglio nazionale che propugnava l’annessione all’Italia, di cui fu nominato presidente¬†Antonio Grossich. D’Annunzio con una colonna di volontari (tra i quali vi era anche¬†Silvio Montanarella, marito della figlia Renata) occup√≤ Fiume e vi instaur√≤ il “Comando dell’Esercito italiano in Fiume d’Italia”. Il 5 ottobre¬†1920¬†ader√¨ al¬†Fascio di combattimento¬†di Fiume.

D’Annunzio, che era anche comandante delle¬†Forze Armate Fiumane, e il suo governo vararono tra l’altro la¬†Carta del Carnaro, una¬†costituzione¬†provvisoria, scritta dal sindacalista rivoluzionario¬†Alceste de Ambris e modificata in parte da D’Annunzio stesso, che prevedeva, assieme alle varie leggi applicative e regolamenti varati, numerosi diritti per i lavoratori, le pensioni di invalidit√†, l’habeas corpus, il¬†suffragio universale¬†maschile e¬†femminile, la libert√† di opinione, di religione e di orientamento sessuale, la depenalizzazione dell’omosessualit√†, del¬†nudismo¬†e dell’uso di¬†droga, la funzione sociale della propriet√† privata, il¬†corporativismo, le¬†autonomie locali¬†e il risarcimento degli errori giudiziari, il tutto molto tempo prima di altre carte costituzionali dell’epoca.

Alle 9 corporazioni originarie ne aggiunse una decima, costituita dai cosiddetti “uomini novissimi”. Gli articoli XLIII e XLIV delineano la figura di un “Comandante” (lo stesso D’Annunzio), eletto con voto palese, una sorta di¬†dittatore romano, attivo per il tempo di guerra, che detiene “la potest√† suprema senza appellazione” e “assomma tutti i poteri politici e militari, legislativi ed esecutivi. I partecipi del Potere esecutivo assumono presso di lui officio di segretarii e commissarii.”

Prima della fine dell’esperienza fiumana, la Reggenza del Carnaro sar√† il primo Stato indipendente al mondo – anche se autoproclamato e non ufficiale – a riconoscere nel 1920 la legittimit√† della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa che nel 1923, unendosi alle altre repubbliche federali a essa subordinate, sorte sulle ceneri dell’Impero Russo durante la rivoluzione d’ottobre, diverr√† l’Unione Sovietica; in cambio, i sovietici, guidati da Lenin, furono gli unici al mondo a riconoscere l’indipendenza statale di Fiume dalla Jugoslavia. D’Annunzio per un certo periodo guard√≤ con simpatia ai bolscevichi, tanto che il 27 e il 28 maggio 1922 ospit√≤ al¬†Vittoriale¬†Georgij Vasil’jevińć ńĆińćerin, commissario¬†sovietico¬†agli affari esteri arrivato in Italia per la¬†conferenza di Genova. Tuttavia nel¬†1926¬†esprimer√† invece critiche contro il governo sovietico.

Il 12 novembre¬†1920¬†una delegazione di ufficiali del Ministero della Guerra, di cui faceva parte anche¬†Pietro Micheletti, stipul√≤ il¬†trattato di Rapallo: Fiume divenne citt√† libera e¬†Zara¬†pass√≤ all’Italia, ma D’Annunzio non accett√≤ l’accordo e il governo italiano di¬†Giovanni Giolitti¬†il 26 dicembre¬†1920¬†fece sgomberare i legionari con la forza, causando numerosi morti, nel cosiddetto “Natale di sangue“. Ai tempi di¬†Fiume¬†D’Annunzio soprannomin√≤ sprezzantemente¬†Cagoja¬†l’ex primo ministro¬†Francesco Saverio Nitti, in relazione alla sua contrariet√† verso l’annessione di Fiume. Nel¬†1924¬†lo¬†Stato libero di Fiume¬†fu infine annesso all’Italia, e italiano rimase fino al¬†1945.

… omissis …

 

ANGELO ANNARATONE

Angelo Annaratone (Frascarolo, 23 agosto 1844 ‚Äď Roma, 21 agosto 1922) √® stato un politico e patriota italiano.

Seguace di¬†Giuseppe Garibaldi, combatt√© a¬†monte Suello¬†e contro¬†Carmine Crocco¬†nel Sud. Fu poi prefetto di¬†Brescia,¬†Livorno,¬†Firenze¬†e¬†Roma¬†e nel¬†1905¬†sal√¨ al¬†Senato. Massone, fu membro del¬†Grande Oriente d’Italia.

 

Fonte degli articoli¬† :¬† Wikipedia , per ulteriori approfondimenti data la vastit√† dell’argomento dannunziano.

 

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