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❌🙁UN MILIONE DI KM VOLATI distintivo smaltato R.A. Aviazione

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Distintivo smaltato della Regia Aeronautica, per piloti o personale di volo (civile) che abbia collezionato UN MILIONE DI KM VOLATI . Splendido distintivo omerale, realizzato in lamierino d’ottone stampato, con verniciature a smalti.

Il brevetto è in condizioni perfette, spettacolari, senza danni agli smalti

Dimensioni circa mm. 62 x 45

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Descrizione

Descrizione

Distintivo smaltato della Regia Aeronautica, per piloti o personale di volo (civile) che abbia collezionato UN MILIONE DI KM VOLATI . Splendido distintivo omerale, che andava cucito sulla manica sinistra della giacca oppure al petto della stessa, realizzato in lamierino d’ottone stampato, con verniciature a smalti straordinarie. Il fregio centrale rappresenta la classica aquila ad ali spiegate (brevetto di volo) che è il simbolo della aviazione, con la testa rivolta verso sinistra (di chi guarda).

Questo brevetto è conforme alle prime raffigurazioni in essere sin dal 1923 anno d’istituzione della Regia Aeronautica, passando per le modifiche, aggiunte e varianti al “Regolamento sull’Uniforme per Ufficiali, Sottufficiali e Truppa” fino ad arrivare al nuovo ordinamento uniformologico del 1937  dove l’aquila volgeva la testa verso destra di chi guarda.

L’aquila porta tra i suoi rostri il fascio littorio, come da disegno del regolamento in essere nel periodo fascista.

Il distintivo in vendita UN MILIONE DI KM VOLATI è per la specializzazione di FOTOGRAFO , e quindi assolutamente in linea con la lunga percorrenza del MILIONE DI KM VOLATI  dal momento che il reparto fotografico dello Stato Maggiore si occupava di censire dall’alto il territorio nazionale, sia per ragioni geografiche, ma anche e soprattutto per ragioni militari.

In perfetto stato, smalti integri, nessun danno rilevabile.

MATERIALE ……. :  metallo , dorato e smaltato
DIMENSIONI ……:  circa mm.62 x 45 alle massime estensioni
MARCHIO ………..: 

 

NOTIZIE

Un pò di storia

Le origini del volo e della fotografia sono quasi coincidenti e ancora di più lo sono i loro sviluppi tecnologici. Le prime riprese fotografiche in volo risalgono ai primi aerostati nel 1855-1858, quando a Parigi venne applicato un sistema che consentiva di realizzare fotografie dal pallone.

Nel nostro Paese, in campo militare, venne costituito a Roma nel 1896 il Servizio Aerofotografico Militare alle dipendenze del Servizio Aerostatico del Regio Esercito.

Prima ancora che in campo bellico, il connubio tra fotografia e volo ebbe sviluppi in campo civile con le mappature delle città di Roma e Venezia e il rilevamento del fiume Tevere che portò a conseguire la medaglia d’oro al I Congresso Fotogrammetrico Internazionale di Bruxelles. Successivamente, l’utilizzo della fotografia trovò ampio spazio in campo bellico nella Grande Guerra. Quando nel 1923 l’Aeronautica Militare (più correttamente Regia Aeronautica) venne costituita come Forza Armata autonoma alla pari di Esercito e Marina, ereditò le competenze nel campo della fotografia aerea ed inserì nei suoi quadri i fotografi (per coloro i quali ebbero lunga attività viene preparato il distintivo Un Milione di KM Volati).

La Regia Aeronautica collaborò da subito con il glorioso Istituto Geografico Militare per la parte della aerofotogrammetria e con l’Istituto Luce, incaricato della produzione e diffusione dei cinegiornali, per la parte di documentazione a terra e in volo. Il primo vero banco di prova fu la campagna in Etiopia, dove, senza il supporto del mezzo aereo per la mappatura del territorio con la redazione in tempo reale di vere carte geografiche, l’esercito a terra non avrebbe potuto avanzare in territori praticamente inesplorati. Con la conclusione della II Guerra Mondiale, l’Aeronautica Militare subì un forte ridimensionamento fino a quando l’Italia non aderì al Patto Atlantico; a quel punto la Forza Armata e con esso il Servizio Fotografico fu “costretta” ad allinearsi alle altre Forze Aeree europee che, nel frattempo, avevano continuato il loro aggiornamento tecnico-professionale. L’occasione propizia capitò quando, nell’ambito del trattato Open Skies che consentiva la ricognizione reciproca nei territori del Patto Atlantico e del Patto di Varsavia (in piena guerra fredda), venne chiesto al Servizio Fotografico di dare una dimostrazione pratica delle proprie capacità. Nel frattempo, i compiti che venivano affidati al Laboratorio Fotocinematografico aumentavano, così come crescevano le esigenze degli organi di informazione fino al punto che, la Forza Armata decise di creare un Centro di Produzione Materiale per la Pubblica Informazione (1976) alle dipendenze dell’Ufficio Documentazione e Attività Promozionali dello Stato Maggiore dell’Aeronautica.

​I documentari illustrativi sull’attività dell’Arma Azzurra assumevano sempre più importanza e i materiali prodotti venivano messi sempre più spesso a disposizione di produttori privati. Questo comportava una sempre maggiore qualità dei prodotti e, di conseguenza, una differenziazione nei compiti e una crescita professionale degli operatori che sempre più spesso si vedevano in tutte le circostanze sia addestrative che di rappresentanza nei vari aeroporti d’Italia. Vennero costituiti due Laboratori separati, uno Fotografico e uno Cinematografico, sancendo così definitivamente le differenti destinazioni professionali. Nel 1977, durante le riprese del documentario “g acrobatico” sulle Frecce Tricolori, un giornalista “battezzò” gli operatori che aveva conosciuto nell’occasione “la Troupe Azzurra”; il nome piacque e da quel momento fu adottato quale identificativo del Gruppo.

Nel 1979 nasceva il Centro Produzione Audiovisivi dello Stato Maggiore dell’Aeronautica. Oggi si chiama Sezione Produzione Audiovisivi ed è suddiva in 4 Laboratori (Fotografico, Cinematografico, Multivisione e Video).

Fonte Centro Produzione Audiovisivi Aeronautica

 

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Fonti Wikipedia  , Cenni Storici

 

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Informazioni aggiuntive

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Peso .5 kg
Dimensioni 40 × 40 × 40 cm
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