FNAI fascista tagliacarte ARDITI – in alluminio e smalti

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Tagliacarte della FNAI , Federazione Nazionale Arditi d’Italia, periodo fascista, con impugnatura a forma di fascio littorio. Simbolo FNAI impresso sul corpo del tagliacarte. Realizzato in fusione di alluminio, con impugnatura smaltata di nero.

Porta alcuni lievi segni del tempo, come delle mancanze allo smalto nero, ma è tuttavia in ottime condizioni.

Lunghezza approssimativa cm.23

 

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Descrizione

Descrizione

Gadget a forma di tagliacarte della FNAI , Federazione Nazionale Arditi d’Italia, periodo fascista, con impugnatura a forma di fascio littorio. Simbolo FNAI impresso sul corpo del tagliacarte, che rievoca l’attrezzo simbolo degli arditi, con un gladio circondato da serti di quercia ed alloro che si dipartono da una scure fascista. Realizzato in fusione di alluminio, con l’impugnatura smaltata di nero.

Il tagliacarte porta alcuni lievi segni del tempo, come delle mancanze allo smalto nero, ma è tuttavia in ottime condizioni.

 

MATERIALE     :  Fusione di alluminio e smalti

MISURE             :  cm.23 lunghezza

MARCHIO¬† ¬† ¬† ¬† ¬†:¬† –

 

NOTIZIE

 

FNAI

Fra le due guerre gli arditi si riunirono nell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia ANAI (che precede la FNAI di cui proponiamo un distintivo da ardito con motto FERT), fondata dal capitano¬†Mario Carli, poi tra i membri del cosiddetto “fascismo delle origini”, lo stesso che scrisse assieme a¬†Marinetti¬†l’articolo¬†Arditi non gendarmi. La maggioranza degli arditi ader√¨ al movimento¬†fascista¬†e prese parte alla¬†marcia su Roma, e molti sarebbero diventati importanti capi fascisti, come¬†Giuseppe Bottai¬†e¬†Italo Balbo, anche se l’adesione non fu unanime.

Il 23 ottobre 1922 venne fondata la FNAI (Federazione Nazionale Arditi D’Italia¬† di cui proponiamo un distintivo da ardito con motto FERT) da Mussolini che aveva sciolto l’ANAI considerata poco affidabile per il fascismo. Nella FNAI confluirono un gran numero di Arditi. Nel 1937 Mussolini don√≤ a Roma la Torre dei Conti presso Via dei Fori Imperiali (allora via dell’Impero) alla FNAI che l√¨ rimase fino al 1943. Nel 1938 nella torre fu allestito un mausoleo dove sono tuttora conservate le spoglie del generale degli arditi Alessandro Parisi, morto quell’anno in un incidente stradale e presidente della federazione dal¬†1932.

 

ARDITI

Un’idea anticipatrice dell’Ardito pu√≤ essere fatta lontanamente risalire al 1914, quando in ogni¬†reggimento¬†del Regio Esercito venne creato un gruppo di¬†esploratori¬†addestrati ad agire dietro le¬†linee¬†nemiche e tagliare il filo spinato di notte, vestiti completamente di nero. I primi nuclei di Arditi nacquero e si addestrarono a¬†Manzano¬†(Udine), in localit√† Sdricca, dove tuttora si celebra una commemorazione ed una rievocazione l’ultima domenica di luglio.

Come antesignani degli Arditi ci sono anche i componenti delle cosiddette “Compagnie della morte“, pattuglie speciali di fanteria o del¬†genio¬†adibite al taglio o al brillamento dei¬†reticolati¬†nemici, facilmente riconoscibili per l’uso di¬†corazze¬†ed¬†elmetti¬†principalmente del¬†tipo “Farina“. L’impiego della¬†bombarda¬†in questo ruolo rese del tutto inutili i sacrifici dei componenti queste unit√†.

In seguito, gli Arditi divennero un corpo speciale d’assalto. Il loro compito non era pi√Ļ quello di aprire la strada alla fanteria verso le linee nemiche, ma la totale conquista di queste ultime. Per fare ci√≤, venivano scelti i soldati pi√Ļ temerari, che ricevevano un addestramento molto realistico, con l’uso di¬†granate¬†e¬†munizionamento¬†reale, e con lo studio delle tecniche d’assalto¬†e del¬†combattimento corpo a corpo. Operativamente, gli Arditi agivano in piccole unit√† d’assalto, i cui membri erano dotati di¬†petardi “Th√©venot“, granate e¬†pugnali, utilizzati in assalti alle¬†trincee¬†nemiche. Le trincee venivano tenute occupate fino all’arrivo dei rincalzi di fanteria. Il tasso di perdite era estremamente elevato.

Nel dopoguerra si volle sostenere che l’idea dell’Ardito fosse stata una creazione del¬†capitano¬†Cristoforo Baseggio che nell’ottobre¬†1915¬†era stato posto al comando di una unit√† denominata “Compagnia volontari esploratori“, che operava in¬†Valsugana. La Compagnia quando conquist√≤ nell’aprile 1916 il monte Sant‚ÄôOsvaldo, venne quasi completamente annientata, e fu citata nel bollettino di guerra.

Nel 1916 il¬†Comando Supremo¬†decise di premiare con la qualifica di “militare ardito” chi si fosse distinto per decisione e coraggio, con l’espresso divieto di creare unit√† speciali. Il fregio per l’ardito, non dunque del battaglione d’assalto, sturmtruppen,¬†da portarsi al braccio sinistro, era il solo monogramma reale VE senza FERT, ed era pensato esclusivamente come premio e come indicazione del soldato da portare ad esempio.

La nascita nella Grande Guerra

 

 

Nel 1917 a seguito di proposte e studi da parte di giovani ufficiali stanchi della stasi e dell’inutile massacro della vita di trincea, si arriv√≤ alla sperimentazione di un’unit√† appositamente costituita presso la 48¬™ Divisione dell’VIII Corpo d’armata, comandata dal¬†capitano¬†Giuseppe Bassi¬†e il suo sergente Longoni Giuseppe. Giuseppe Bassi fu inoltre autore di una innovativa nota sull’impiego delle¬†pistole mitragliatrici¬†Fiat Mod. 15 /OVP – Officine Villar Perosa.

Va fatto presente che gi√† nel marzo 1917 il Comando Supremo aveva inviato una circolare informativa circa la costituzione presso l’esercito¬†austroungarico di unit√† speciali. Peraltro, il primo ad adottare il concetto di truppa di¬†√©lite¬†era stato l’esercito¬†tedesco, mediamente molto meglio addestrato: le¬†Sto√ütruppen¬† ¬† (sturmtruppen)

Re Vittorio Emanuele III sanc√¨ la nascita dei reparti d’assalto il 29 luglio 1917.

I neonati reparti d’assalto si svilupparono quindi come corpo a s√© stante, con una propria uniforme ed un addestramento differenziato e superiore a quello dei normali soldati, da impiegarsi a livello di compagnia o di intero battaglione. (Il fregio da ARDITO , sturmtruppen, era ora il classico con il FERT). La sede della scuola d’addestramento venne fissata a Sdricca di Manzano (Udine) ed il comando affidato allo stesso maggiore Bassi. In seguito alla scuola di Sdricca (e alle altre create all’uopo) vennero brevettati anche gli arditi reggimentali (niente a che vedere con i “militari arditi” del 1916), la cui istituzione fu poi ufficializzata nel 1918 con apposita circolare.

I primi reparti vennero creati nella 2¬™ Armata, e al momento di¬†Caporetto¬†risultavano costituiti 27 reparti (o pi√Ļ probabilmente 23), anche se quelli effettivamente impiegabili in combattimento furono molti di meno. Quelli dipendenti dalla 2¬™ e dalla 3¬™ armata erano alle dipendenze del comando d’armata, mentre gli altri erano alle dipendenze dei comandi di¬†corpo d’armata, soprattutto nel caso delle fiamme verdi e degli altri reparti operanti in ambiente alpino. Solo i reparti della 2¬™ Armata erano gi√† stati utilizzati ampiamente e provati in azione (almeno 3¬†battaglioni¬†su 6 avevano operato come unit√† organiche, mentre gli altri probabilmente solo come compagnie); mentre quelli della 3¬™ (probabilmente 3 battaglioni) erano ad un livello elevato di preparazione fisica e tecnica, gli altri invece si trovavano ancora in addestramento; talvolta anzi i reparti alpini erano stati addestrati secondo standard inferiori a quelli della 2¬™ e 3¬™ Armata, che disponevano di un campo d’addestramento apposito a Borgnano, nei pressi di Medea (GO), ed un comando unico per le truppe ardite; si pu√≤ dire che ancora nel tardo 1917 la specialit√† non era ancora stata ben compresa dagli alti comandi al di fuori di queste due armate.

I primi sei reparti della 2¬™ Armata combatterono la battaglia di Udine e protessero la ritirata sui ponti di Vidor e della Priula, rimanendo sulle posizioni per consentire alle ultime unit√† regolari di passare il Piave. Nell’inverno del 1917 vennero sciolti, ricostituiti e riaddestrati arrivando a 22 reparti operativi, per diventare al maggio 1918 di nuovo 27 (pi√Ļ un reparto di marcia per ogni armata), assegnati ai corpi d’armata. Un Reparto d’Assalto (dove il fregio da ardito, sturmtruppen, aveva il FERT) era composto (inizialmente e teoricamente) da 735 uomini.

Dopo il¬†disastro di Caporetto, gli Arditi caddero per qualche tempo in disgrazia e furono riorganizzati pesantemente; il colonnello Bassi perse a sua volta prestigio ed invece di sopraintendere all’organizzazione degli Arditi quale ispettore fu inviato a comandare un normale reggimento di linea. In particolare la riorganizzazione prevedeva la normalizzazione dei reparti (portati a 21, e numerati da I a XIII, XVI, XVII, e da XIX a XXIV) con l’invio di ufficiali pi√Ļ conservatori e dediti alla cura della disciplina. L’organizzazione fu portata da 4 a 3 compagnie, di 150 uomini ciascuna, cui erano associate 3 sezioni autonome di mitragliatrici (Fiat Mod. 14), 6 sezioni autonome di pistole mitragliatrici (mitragliatrici leggere Villar Perosa), 6 sezioni autonome di lanciafiamme, per un totale di 600 uomini circa; le mitragliatrici e le pistole mitragliatrici furono tolte alle compagnie e raccolte in sezioni (contrariamente all’intuizione di Bassi e di Capello), anche se poi queste sezioni per lo pi√Ļ venivano, nella pratica, riassegnate alle compagnie. Inoltre, per snellire i reparti, furono eliminati, almeno temporaneamente i due cannoni da 37 o i due obici da 65/17 che il generale Luigi Capello aveva aggiunto ai reparti Arditi della 2¬™ Armata.

Anche la divisa si normalizz√≤, sembra per carenza di materiali, per tornare all’originale verso la met√† del 1918, un reparto la volta. (Il fregio del battaglione d’assalto, sturmtruppen , per ardito, portava il FERT.) L’addestramento centralizzato nel campo di Sdricca, fortemente consigliato da Bassi, fu sostituito con campi d’addestramento specifici per ogni corpo d’armata, anche se il modello d’addestramento fu presto adeguato a quello originale (in questa riorganizzazione si decise di dotare ogni corpo d’armata di un reparto arditi, momentaneamente rinunciando alla creazione di grossi reparti d’assalto, previsti da Capello e riorganizzati alla fine del 1918). Dopo un momento di incomprensione, i nuovi ufficiali furono molto colpiti dalla forma mentis¬†e dalle pratiche d’addestramento degli arditi, giungendo nuovamente a raggiungere l’eccellenza grazie alla formazione di nuove reclute che riempivano i vuoti causati dalla ritirata. In particolare, si distinsero gli arditi del IX Battaglione (comandante l’allora¬†maggiore¬†e futuro¬†maresciallo d’Italia¬†Giovanni Messe) e quelli del V, ora XXVII (comandante maggiore¬†Luigi Freguglia), entrambi inizialmente tra i peggiori della specialit√† e portati ai massimi livelli dai rispettivi comandanti, che curarono notevolmente la preparazione atletica e il realismo delle esercitazioni, oltre a congedare alcuni elementi indisciplinati e troppo provati.

Nel 1918 si volle nuovamente riorganizzare la specialit√†, che rimaneva poco compresa dagli alti comandi, ma che si era molto distinta. I battaglioni dedicati al corpo d’armata presero la denominazione del corpo stesso e ne condivisero la numerazione (da 1¬ļ a 23¬ļ, sia in numeri romani che in numeri arabi), cui si aggiungevano altri battaglioni, inizialmente il XXX (dato come rinforzo al I Corpo d’armata) e il LII (abbinato alla 52¬™ Divisione alpina, che aveva compiti autonomi); cui si aggiungevano 7 battaglioni “di marcia” destinati alla riserva centrale e all’addestramento dei complementi, pi√Ļ tre battaglioni autonomi aggregati ai reparti italiani operanti fuori dal fronte italiano.

La divisioni d’assalto

Successivamente si cerc√≤ di costituire (riprendendo la decisione di Capello del ’17) delle grandi unit√† composte eminentemente di arditi: la 1¬™ e la 2¬™ Divisione d’assalto, con 6 battaglioni ciascuna (comprendente anche artiglieria, servizi e battaglioni di Bersaglieri, dunque il battaglione d’assalto con fregio da ardito, sturmtruppen, recante il FERT)). Fu comunque difficile mantenere l’organico previsto e molti battaglioni furono spostati dai corpi d’armata alle divisioni e viceversa, per un totale di 39-40 battaglioni addestrati, circa, alcuni dei quali in seguito ai combattimenti venivano sciolti e riorganizzati o utilizzati, divisi per compagnie, per rinforzare altri reparti con una singola unit√†.

Verso la fine della guerra gli Arditi chiedevano sempre pi√Ļ insistentemente la sostituzione delle pistole mitragliatrici¬†Villar Perosa Mod. 1915¬†in dotazione con i¬†Beretta MAB 18¬†(ovvero “vere” pistole mitragliatrici manuali e non ibridi tra la pistola mitragliatrice e la mitragliatrice leggera) e di mitragliatrici leggere “vere” sulla falsariga del¬†BAR¬†americano e della¬†Lewis¬†inglese, o anche dalla¬†Madsen¬†danese (in uso presso l’esercito imperiale russo). Alcuni Lewis Gun furono effettivamente acquistati, ma passati per lo pi√Ļ al corpo mitraglieri. In verit√† le mitragliatrici italiane di entrambe le guerre mondiali furono insufficienti numericamente, e spesso tecnicamente alla bisogna; gli arditi, facendo di necessit√† virt√Ļ, finirono con l’utilizzare nello stretto delle trincee, dove il fucile con baionetta diventava ingombrante, tattiche “obsolete” come il corpo a corpo con il pugnale, al quale venivano specificatamente addestrati.

Il tenente Carlo Sabatini e i suoi Arditi del V reparto d’assalto

 

Nel giugno del¬†1918¬†venne costituita una¬†Divisione d’assalto¬†con nove reparti al comando del maggior generale¬†Ottavio Zoppi, divenuta poi¬†Corpo d’armata d’assalto¬†con dodici reparti su due divisioni. Al¬†Corpo d’armata d’assalto¬†vennero assegnati anche sei battaglioni¬†bersaglieri¬†e due battaglioni bersaglieri ciclisti, nonch√© supporti tattici e logistici adeguati. I reparti prelevati dai corpi d’armata per costituire le divisioni vennero ricostituiti tanto che a fine guerra si contavano i dodici reparti d’assalto (pi√Ļ due di marcia , tutti portanti il fregio da ardito, sturmtruppen, con il FERT) inquadrati nel Corpo d’armata d’assalto, e venticinque reparti indipendenti assegnati alle armate. Gli arditi furono tra gli artefici dello¬†sfondamento della linea del Piave¬†che permise nel novembre del¬†1918¬†la vittoria finale sugli eserciti austroungarici.

Lo scioglimento dei reparti

Pochi mesi dopo il termine della guerra, con la smobilitazione dell’esercito, si decise lo scioglimento dei reparti d’assalto (tuttavia i militari continueranno a portare il fregio da ardito, sturmtruppen, con il FERT bellico o RI post), sia per motivi di riorganizzazione che di politica interna al Regio Esercito.

Tra gennaio e febbraio 1919 il Comando Supremo sciolse il¬†Corpo d’armata d’assalto, la¬†2¬™ Divisione d’assalto e tutti i reparti non indivisionati. Nel marzo 1919 solo la “1¬™ Divisione d’assalto” era ancora operativa e venne inviata nella¬†Libia italiana¬†per operazioni di polizia coloniale insieme ad altre due divisioni ordinarie. Con l’inizio del¬†biennio rosso, il Ministro della Guerra¬†Caviglia decise di ricostituire temporaneamente alcuni reparti di Arditi da impiegare in operazioni di ordine pubblico particolarmente impegnative. I reparti arditi XX e XXII, con¬†il IX Bersaglieri¬†costituiscono un “Reggimento d’assalto” che operer√† in Albania fra giugno ed agosto 1920. Tale reggimento al rientro in Italia viene stanziato in Veneto dove viene soppresso con scioglimento definitivo avvenuto alla fine del¬†1920¬†con il nuovo ordinamento¬†Bonomi.

L’impresa di Fiume

D’Annunzio¬†e i suoi Arditi a¬†Fiume

 

Gli arditi parteciparono attivamente all’impresa fiumana¬†sotto la guida di¬†Gabriele d’Annunzio, dopo l’occupazione della citt√†, venne instaurata la “Reggenza del Carnaro” e venne promulgata, come carta costituzionale del nuovo Stato, la¬†Carta del Carnaro¬†tra i cui principali ispiratori vi fu il sindacalista rivoluzionario¬†Alceste De Ambris, anche lui con passato di Ardito. Il 25 dicembre 1920 (il cosiddetto¬†Natale di Sangue) le truppe regolari dell’esercito italiano guidate dal¬†generale Caviglia¬†posero termine alla fugace esperienza della¬†Repubblica del Carnaro¬†dopo brevi scontri.

Gli Arditi del Popolo

La maggior parte degli Arditi segu√¨ D’Annunzio o si schier√≤ con i nascenti Fasci di combattimento, ma non tutti, come risulta dall’esperienza degli¬†Arditi del Popolo (frangia secessionista romana dell’ANAI, schierata politicamente sulle posizioni del socialismo massimalista). La sezione romana dell’associazione Arditi d’Italia dette cos√¨ vita, in contrapposizione al forte ma non ancora consolidato movimento dello squadrismo fascista, agli Arditi del Popolo, gruppo paramilitare, chi non facevano parte solo arditi ma reduci dalla guerra, con connotazioni antifasciste che ebbe adesioni fra anarchici, comunisti, socialisti. Nacquero nell’estate del 1921 per opera di Argo Secondari, ex tenente delle “Fiamme nere”¬† di tendenza anarchica. La consistenza certa di queste formazioni paramilitari fu di 20.000 uomini iscritti, per un totale di circa 50.000 uomini . L’evento di maggior risonanza fu la difesa di Parma dallo squadrismo fascista nel 1922: circa 10.000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci, poi di Italo Balbo, dovettero rinunciare a “conquistare” la citt√† dopo 5 giorni di scontri contro un consistente gruppo di socialisti, anarchici e comunisti, comandati dai capi degli Arditi del Popolo , Antonio Cieri e Guido Picelli.

Durante il fascismo

Il generale Capello, ispiratore e fondatore del corpo, fu tra i primi ad aderire ai¬†Fasci italiani di combattimento; fu chiamato a presiederne il Congresso di¬†Roma¬†nel novembre¬†1921 e nell’ottobre¬†1922¬†prese parte alla¬†Marcia su Roma. Ma per la sua adesione alla massoneria, dal 1925 fu emarginato dall’esercito, che lo considerava uno dei massimi responsabili del disastro di Caporetto, e dal fascismo, che poi lo incarcer√≤ perch√© lo considerava connivente con l’attentato Zamboni a Mussolini.¬†Come lui molti altri “padri” dell’Arditismo, che non erano confluiti nel fascismo,furono emarginati, a vantaggio di figure, magari meno importanti, ma di sicura fede fascista o aderenti al fascismo pre marcia.

Durante la guerra civile spagnola (1936-1939) reparti di arditi della MVSN furono inquadrati nel Corpo Truppe Volontarie.

Nella seconda guerra mondiale

Nel maggio 1942, durante la¬†seconda guerra mondiale¬†venne costituito il¬†I Battaglione speciale arditi. Questo venne costituito il 15 maggio su tre compagnie, ognuna specializzata su una modalit√† di infiltrazione in territorio nemico. Il del 20 luglio 1942 lo SMRE costitu√¨ il¬†Reggimento Arditi, con sede a¬†Santa Severa, vicino a¬†Roma¬†ed il 1¬ļ agosto vi conflu√¨ il I Battaglione speciale Arditi, quale sua prima pedina operativa e il 15 settembre assunse la denominazione di¬†X reggimento arditi. Oper√≤ in Nord Africa e in Sicilia, anche dietro le linee nemiche fino allo scioglimento nel settembre 1943.

Il I battaglione Arditi che l’8 settembre si trovava in Sardegna, non occupata dai tedeschi, ader√¨ al regno del Sud e nel marzo 1944 and√≤ a costituire il IX Reparto d’assalto dell’Esercito cobelligerante italiano , che evidentemente us√≤ poi il fregio del battaglione d’assalto arditi come questo in vendita.¬†Nel settembre ebbe la denominazione di III Battaglione “Col Moschin” del 68¬ļ Reggimento fanteria “Palermo”, composto da 400 arditi.

 

Fonti varie Wikipedia

4.20

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Peso .5 kg
Dimensioni 20 × 20 × 20 cm
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