Mussolini bronzo statua Duce a cavallo – Paolo Troubetzkoy

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Il fascismo” scultura in bronzo raffigurante Mussolini a cavallo,  al saluto romano, realizzata da Paolo Troubetzkoy nel 1935, artista di origini russe, firmato sulla base. Dimensioni : altezza circa cm. 36, base circa cm.20 x 37.

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Descrizione

Descrizione

Statua in bronzo raffigurante Mussolini a cavallo, nell’impeto della corsa , il duce al saluto romano, verso il destino …

Il cavallo imbizzarrito con il Duce che lo riesce a dominare, tenendolo a freno alle briglie, ritto sul busto nel saluto romano , fiero e fermo sulla sua posizione. Una immagine ambiziosa, piena di potenza e di carisma, realizzata da Paolo Troubetzkoy nel 1935, artista di origini russe, firmato sulla base.  Titolo dell’opera “Il Fascismo” . Nell’analizzare l’arte di Troubetzkoy notiamo come “… i tratti emergono da una specie di foschia, dovuta alla scelta costante del “non finito” nella trattazione delle superfici …”  (Leggi più avanti per ulteriori dettagli)

Dimensioni : altezza circa cm. 36, base circa cm.20 x 37.

Bella opera importante ed originale di Troubetzkoy, in ottime condizioni di conservazione, la firma dell’artista è per esteso, leggibile sulla base (anche se in foto non si riesce ad esaltarla visivamente).

Mussolini a cavallo, immagine molto spesso ricorrente nella iconografia del Duce, troviamo diverse realizzazioni artistiche che lo  ritraggono in sella ad un quadrupede, dal quadro al bronzo, come nella statua simbolo della colonizzazione delle province africane :  Mussolini brandisce la Spada dell’Islam, è un duce a cavallo, di Quirino Ruggeri, statua eretta a Tripoli nel 1938. Ligabue ritrasse Mussolini a cavallo, il Duce in una statua realizzata decisamente controvoglia, non in bronzo ma in terracotta. La statua equestre (in lega di alluminio o bronzo) dedicata al “Genio del Lavoro Italiano“, che troneggiava davanti all’ingresso della centrale idroelettrica della Montecatini a Ponte Gardena, dalle fattezze del Duce, un Mussolini ritratto con le sembianze di antico romano. Ancora la statua di Mussolini a cavallo, realizzata in bronzo da Giuseppe Graziosi per lo stadio Littoriale di Bologna, il primo costruito per volere del Duce. E così via a continuare nel lungo elenco di opere realizzate , con il Duce a cavallo.

Bronzo mussolini duce      bronzo duce trubetzkoy  bronzo duce troubetzkoy salò

Un bronzo simile a questo in vendita, è stato esposto al Mu.Sa. di Salò e fa parte della collezione permanente de Il Culto del Duce“.

 

Duce troubetzkoy bronzo

Busto realizzato da Paolo Troubetzkoy, 1926. (Sotheby’s London, 27 Nov 2018, “Russian Works of Art, Faberge & Icons” , prezzo realizzato £10,000 )

 

Mussolini spada Islam

Il duce a cavallo , con la spada dell’Islam

NOTIZIE

mussolini primo caporale

Benito Amilcare Andrea Mussolini, noto anche con il solo appellativo di Duce (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino, 28 aprile 1945), è stato un politico, militare, giornalista e dittatore italiano.

Fondatore del fascismo, fu presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Nel gennaio 1925 assunse de facto poteri dittatoriali e dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di capo del governo primo ministro segretario di Stato. Dopo la guerra d’Etiopia, aggiunse al titolo di duce quello di “Fondatore dell’Impero” e divenne Primo Maresciallo dell’Impero il 30 marzo 1938. Fu capo della Repubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, fu nominato direttore del quotidiano di partito Avanti! nel 1912. Convinto anti-interventista negli anni della guerra italo-turca e in quelli precedenti la prima guerra mondiale, nel 1914 cambiò opinione, dichiarandosi a favore dell’intervento in guerra. Trovatosi in netto contrasto con la linea del partito, si dimise dalla direzione dell’Avanti! e fondò Il Popolo d’Italia, schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal PSI. Nell’immediato dopoguerra, cavalcando lo scontento per la “vittoria mutilata”, fondò i Fasci italiani di combattimento (1919), poi divenuti Partito Nazionale Fascista nel 1921, e si presentò al Paese con un programma politico nazionalista e radicale.

Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, puntò alla presa del potere; forzando la mano alle istituzioni, con l’aiuto di atti di squadrismo e d’intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre 1922 con la marcia su Roma, Mussolini ottenne l’incarico di costituire il Governo (30 ottobre). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel gennaio 1925 la dittatura, risolvendo con forza la delicata situazione venutasi a creare dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito.

Nel 1935, Mussolini decise di occupare l’Etiopia, provocando l’isolamento internazionale dell’Italia. Appoggiò quindi i franchisti nella guerra civile spagnola e si avvicinò alla Germania nazionalsocialista di Adolf Hitler, con il quale stabilì un legame che culminò con il Patto d’Acciaio nel 1939. È in questo periodo che furono approvate in Italia le leggi razziali.

Nel 1940, ritenendo ormai prossima la vittoria della Germania, decise per l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale. In seguito alle disfatte subite dalle Forze Armate italiane e alla messa in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo (ordine del giorno Grandi del 24 luglio 1943), fu arrestato per ordine del Re (25 luglio) e successivamente tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi, e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell’Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana. In seguito alla definitiva sconfitta delle forze italo tedesche, abbandonò Milano la sera del 25 aprile 1945, dopo aver invano cercato di trattare la resa. Il tentativo di fuga si concluse il 27 aprile con la cattura da parte dei partigiani a Dongo, sul lago di Como. Fu fucilato il giorno seguente insieme alla sua amante Claretta Petacci.

( Data la vastità degli argomenti su Benito Mussolini,  si rimanda a consultazioni personali su web. )

Paolo Troubetzkoy

mussolini duce bronzo statua     Ritratto di Paolo Troubetzkoy  opera di Valentin Serov

 

Paolo Troubetzkoy o Trubeckoj (in russo: Павел Петрович Трубецкой?, traslitterato: Pavel Petrović Trubeckoj; Intra, 15 febbraio 1866 – Pallanza, 12 febbraio 1938) è stato uno scultore e pittore italiano, di origine russa, membro della famiglia Trubeckoj.

Il principe Paolo (anche Pawel, Paul) Troubetskoy II nacque in Italia, a Verbania-Intra da padre russo (il diplomatico principe Pierre Troubetzkoy) e madre statunitense, la pianista Ada Winans.

Studiò scultura con Ernesto Bazzaro e Giuseppe Grandi e pittura con Daniele Ranzoni, ma fu in buona parte autodidatta. Poliglotta, partecipe dell’aristocrazia internazionale della Belle époque che seppe splendidamente ritrarre nelle sue sculture, Troubetzkoy lavorò e risiedette in Russia (insegnò all’Accademia Imperiale di Belle Arti di Mosca per nove anni, dal 1897 al 1906), Francia (a Parigi, dove studiò a fondo l’opera di Rodin, e dove nel 1900 aveva vinto il Grand Prix), Inghilterra, Stati Uniti (prima a New York nel 1911 e poi, dal 1914, a Hollywood), oltre che in Italia (a Verbania-Pallanza esiste ancora la Villa Troubetzkoy, dove tornò ad abitare nel 1932).

Morì a Verbania-Pallanza nel 1938.

Attività come scultore

Lev Tolstoj posa per Troubetzkoy nel 1899. Nell’angolo, Gorbunov-Posadov

Nobile di nascita e ricco, Troubetzkoy, pur dimostrandosi un abile impresario della propria arte, non si trovò mai nella necessità di lavorare come scultore per vivere, né amò mescolarsi ai movimenti artistici contemporanei. Ciò finì per nuocere alla sua fama tra i critici e i colleghi italiani, che ebbero buon gioco nel dargli l’etichetta, tuttora non dissipata, di “ricco dilettante”.

D’altro canto la sicurezza economica gli permise di sviluppare in assoluta indipendenza uno stile personalissimo, senza curarsi delle richieste dei galleristi, e tantomeno delle scuole artistiche del periodo, nelle quali è oggi arduo riuscire ad inquadrarlo. Il suo stile scultoreo è fatto di un nervoso “impressionismo” (che ha origine nella sua vicinanza giovanile a personaggi della Scapigliatura), a rapidi gesti di spatola su un gesso molto liquido, dal quale il ritratto “prende forma” nella parte del vertice contenente il volto, dove i gesti rallentano e i tratti emergono da una specie di foschia, dovuta alla scelta costante del “non finito” nella trattazione delle superfici.

Cultore di una scultura che privilegiava gli aspetti intimistici e quotidiani, a volte dai tratti un po’ melanconici, Troubetzkoy ebbe difficoltà a veder riconoscere in Italia le sue capacità dalla committenza pubblica.
Per questo le sue opere di maggiori dimensioni o si trovano all’estero, o sono rimaste allo stato preparatorio di gessi.
Questi gessi oggi possono essere agevolmente ammirati perché da lui lasciati, alla sua morte, al Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza, che riserva un intero piano all’esposizione della Gipsoteca Troubetzkoy.

Ritrattista

Per la sua nascita Troubetzkoy frequentò la migliore società del suo tempo e, fra i ritratti conservati nel Museo del Paesaggio (eseguiti in buona parte all’estero), appaiono committenti come il barone de Rotschild, il conte Robert de Montesquiou, George Bernard Shaw, Gabriele D’Annunzio, Lev Tolstoj, Arturo Toscanini, Enrico Caruso, personaggi dell’alta nobiltà russa e della politica del tempo.

Accanto ad essi troviamo ritratti di colleghi artisti (splendido il ritratto di Giovanni Segantini, del 1896, collocato dalla famiglia sulla sua tomba), di famigliari (sono numerosi i ritratti di bambini, o di padri e madri coi figli), e di animali, che amò molto (era vegetariano) e che inserì con frequenza nei suoi ritratti.

Paolo Troubetzkoy cerca di trasmette nelle sue opere in bronzo la sensazione di fusione tra figura ed atmosfera, cercando la luce naturale ed i giochi di chiaroscuro delle superfici, e comincia a farlo con gli animali, soggetti ricorrenti nell’arte di Troubetzkoy. Abbiamo il CAVALLO del 1886, Nella Stalla, bue ed elefante , del 1887.  Negli anni 1890-1900 comincia a realizzare opere con figure umane accanto agli animali, ed è del 1893 Vendetta – Indiano a cavallo , ed anche Indiano a cavallo – in corsa.

Ragazzo , ed ancora  Signorina del 1896; alla Biennale di Venezia del 1897 Bambina con cane insieme alle altre sculture Bozzetto per un monumento a Dante e Ritratto a cavallo.

Dopo il viaggio in Russia, conosciuto Tolstoj del quale ne realizza il Busto , ed anche un ritratto a cavallo nel 1901, negli anni successivi continua con le opere con animali, Beduino con cammello, ed ancora decine e decine di figure con animali esposte alla Mostra della Secessione romana , del 1913, insieme anche ad un ritratto di Gabriele d’Annunzio.

Nel 1928, dopo altre esperienze finlandesi, francesi ed americane (con molti ritratti di cowboys in sella a cavallo), espone a Venezia Cow Boy a cavallo che scalcia , e nel 1935 realizza Il Fascismo , dove troviamo appunto Mussolini in sella ad un cavallo, e le similitudini con l’opera di ispirazione americana sono evidenti.

bronzo troubetzkoy cavallo

 

Alcune opere

Monumento ad  Alessandro III, San Pietroburgo

Maggiore fortuna ebbe all’estero la produzione monumentale di Troubetzkoy. La più nota delle sue opere di questo tipo è la statua equestre dello zar Alessandro III a San Pietroburgo, nella quale però l’artista si lasciò andare a un’impostazione “eroica” e magniloquente di solito assente nelle sue opere. Ciò non impedì comunque che il monumento provocasse aspre polemiche. Malgrado l’opera ricevette il placet dello Zar Nicola essa, secondo l’autore ed il popolo che lo soprannominò “ippopotamo”, rappresentava una critica all’impero: un cavaliere obeso opprime con il suo peso un cavallo recalcitrante; il cavaliere rappresenta l’aristocrazia ed il cavallo il popolo. L’opera fu inaugurata nel 1909 sulla Prospettiva Nevskij vicino al terminale della Moskovskij Vokzal. Nel 1937 la scultura fu spostata sul retro del Museo Nazionale Russo, ma non fu danneggiata, a testimonianza della stima di cui godeva in Russia l’arte di questo scultore.

 

Esposizioni

  • Accademia di Brera, Milano, 1886.
  • Venezia, 1887.
  • Parigi Expo 1900 (gran premio). In: Art Institute of Chicago
  • Salon d’Autome (Parigi), 1904.
  • De Young Museum (busto di Michael de Young).
  • Galleria Nazionale (Roma).
  • Biennale di Venezia del 1922. (Personale di trentasette opere).
  • Wasp Women Athletic Association (WWAA) 1938

Musei

Paolo Troubetzkoy, Ritratto della granduchessa Elizaveta Feodorovna , 1899, Museo Nazionale Russo

Elenco dei musei ed enti che espongono opere dell’artista:

  • Pinacoteca Tosio Martinengo, Civici Musei, Brescia
  • Cimitero, Dagnente, Arona (NO)
  • Cimitero monumentale, Milano
  • De Young Museum, San Francisco
  • Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma
  • Golden Gate Museum, San Francisco
  • Museo civico Floriano Bodini, Gemonio (VA)
  • Museo d’arte moderna, Lugano (CH)
  • Museo del Paesaggio, Verbania-Pallanza
  • Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, Genova
  • Museo Diotti, Casalmaggiore (CR)
  • Museo Casa Natale di Michelangelo Buonarroti, Caprese Michelangelo (AR)
  • Museo Revoltella, Trieste
  • Raccolte Frugone, Villa Grimaldi Fassio, Genova Nervi
  • Villa Belgiojoso Bonaparte-Museo dell’Ottocento, Galleria d’Arte Moderna, Milano
  • Il Divisionismo. Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

 

Fonti Wikipedia

 

9.19

Informazioni aggiuntive

Informazioni aggiuntive

Peso 6 kg
Dimensioni 50 × 50 × 35 cm
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