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‚ĚĆūüôĀAscari Eritreo Caccia Dominioni disegno ORIGINALE A.O.I. ’35

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Disegno originale, matita su carta, raffigurante un ASCARI del 9′ Battaglione ERITREO , realizzato da Paolo Caccia Dominioni ( PCD ) , In buone condizioni, la carta √® tuttavia ingiallita dal tempo, e presenta alcune mancanze come evidenziato dalla foto, ma con il passepartout in cornice, si ovvia a questi difetti. Misura circa cm. 25 x 16

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Descrizione

Descrizione

Disegno originale, matite colorate su carta, raffigurante un ASCARI del 9′ Battaglione ERITREO , realizzato nel 1935 da Paolo Caccia Dominioni ( PCD ) , ufficiale del Genio del Regio Esercito, maestro della matita e della penna, prolifico con disegni , testi sulla sua storia di militare, dalla prima guerra mondiale fino ai giorni del colonialismo imperiale ed oltre. Amico di Hugo Pratt, il noto ideatore e disegnatore di Corto Maltese. Il disegno di questo ascari eritreo , fu donato da Caccia Dominioni ad un colonnello del Regio Esercito, suo amico, giornalista di guerra anche in Africa Settentrionale. Con descrizione, data e dedica scritte a matita.¬† Il disegno √® in buone condizioni, la carta √® tuttavia ingiallita dal tempo, e presenta alcune mancanze come evidenziato dalla foto, ma con il passepartout in cornice, si ovvia a questi difetti.

MISURE ………….: cm. 25 x 16¬† (il disegno)

NOTIZIE

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L’√†scari¬†(in¬†arabo:¬†ōĻō≥ŔÉōĪŔä‚Äé,¬† Ņaskarńę, “soldato”), era un militare eritreo dell’Africa Orientale Italiana, inquadrato come componente regolare nei Regi Corpi Truppe Coloniali, le forze coloniali italiane in Africa.

Il corpo militare trae origine da un folto gruppo di¬†mercenari, l’Armata Hassan¬†pi√Ļ nota col nome¬†turco¬†di¬†Basci Buzuk (“teste matte”). Questa banda armata era stata fondata in¬†Eritrea¬†da¬†Sangiak Hassan, un avventuriero¬†albanese che intendeva mettersi al servizio dei signorotti locali. Nel¬†1885¬†il colonnello¬†Tancredi Saletta, capo del primo Corpo di spedizione italiana in Africa Orientale, compr√≤ i¬†Basci Buzuk, armi, mogli e figli compresi. Vennero inquadrati come regolari nel¬†1887¬†dal¬†generale¬†Antonio Baldissera, alle dipendenze del¬†ministero delle Colonie. Gli indigeni componevano la sola bassa forza, i quadri erano italiani. Nel¬†1889, con la costituzione dei primi 4 battaglioni eritrei, i basci-buzuk furono ribattezzati con l’appellativo di “ascari”.

Gli ascari erano reclutati all’origine in¬†Eritrea¬†e¬†Arabia¬†del sud. Poi vennero reclutati in tutte le colonie africane italiane, tra i somali, gli etiopi e i¬†berberi. Per essere arruolati bisognava superare una prova di marcia di circa 60¬†km. La loro disciplina era molto rigida, specie se impartita dai propri graduati detti¬†Sciumbasci¬†i quali largheggiavano nell’uso del “curbasc”, uno scudiscio in pelle d’ippopotamo¬†usato per le punizioni corporali. Pur essendo truppe regolari, per tradizione potevano portare le loro famiglie al seguito, che convivevano con le truppe negli accampamenti.

Erano organizzati “battaglioni indigeni”, inizialmente su quattro compagnie; ogni compagnia era divisa in due mezze-compagnie (ognuna agli ordini di uno sciumbasci; la mezza compagnia poteva avere da uno a quattro buluc (agli ordini di un bulucbasci). Quando venne ufficialmente costituita, nel 1908, la colonia della Somalia italiana con il proprio RCTC, per distinguere i “battaglioni indigeni” dei due corpi, essi assumevano rispettivamente la denominazione di “Battaglione indigeni eritrei” (o “Battaglione eritreo”) e di “Battaglione arabo-somalo”. Quando infine, dopo la conquista dell’Etiopia, venne proclamato l’Impero, tutti i battaglioni assunsero la denominazione di “Battaglione coloniale”. In Libia a partire dal 1937, anno dell’annessione della colonia al territorio metropolitano italiano e della relativa estensione della cittadinanza a tutti i libici, la denominazione usata per i reparti di fanteria divent√≤ “Battaglione fanteria libico”. Dapprima¬†fanteria leggera, dal¬†1922¬†ebbero unit√† con¬†autoblindo¬†e reparti¬†cammellati, i¬†meharisti. Anche in¬†Libia¬†furono costituiti reparti di ascari che per√≤, durante la repressione della¬†rivolta senussita¬†(1923-1931), furono sciolti a causa dei frequenti episodi di ribellione.

Il soldo degli ascari all’epoca della¬†Battaglia di Adua¬†(1896) era pari ad una¬†lira¬†e mezza al giorno. L’Eritrea forn√¨ il pi√Ļ elevato numero di ascari, che finirono col diventare il maggiore “prodotto” della colonia: nel¬†1935¬†era impegnato militarmente il 40% della popolazione maschile maggiorenne.

ascari pai africa fascista Ascari , eritreo, disegno di Caccia Dominioni

Uniformi

L’uniforme degli ascari eritrei, dalla fondazione agli anni venti, era composta dal tarbush in feltro con fiocco e fregio a seconda della specialit√† e ripetizione dei gradi; da un camicione bianco lungo fino al ginocchio; da un giubbetto a mezzavita in tela; pantaloni (“senafil√≤”) stretti, al ginocchio; gambali in tela grezza chiusi lateralmente da 9 bottoncini; fascia distintiva (“etag√†”) di lana colorata, lunga 2,5 metri e larga 40 cm. Il colore della fascia, ripreso anche sul fiocco del tarbusc, identificava i reparti: era rossa nel I Battaglione, azzurra nel II, cremisi nel III, nera nel IV, scozzese per il V, verde per il VI, bianco per il VII e giallo per l’VIII Battaglione. Con l’aumento dei reparti aumentarono le combinazioni di colori, a strisce verticali, orizzontali e, per gli squadroni cavalleria indigeni, scozzesi; per questi ultimi la fascia decorava anche il tarbusc, insieme ad una penna di falco. Gli stessi colori erano ripresi sulla filettatura delle controspalline degli ufficiali nazionali che guidavano i reparti. I gradi degli ascari , anche della PAI , assegnati dal ministero della guerra e dell’Africa fascista, erano :

Gradi delle truppe coloniali
Flag of Italy (1860).svg
Regi corpi truppe coloniali
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Regio Esercito
Sottufficiali
Sciumbasci capo Maresciallo aiutante
Sciumbasci Maresciallo ordinario
Truppa
Bulucbasci capo Sergente maggiore
Bulucbasci Sergente
Muntaz Caporale
Uachil Nessun corrispondente
Àscari Soldato

Dagli¬†anni venti¬†l’uniforme sub√¨ un’evoluzione simile a quella coloniale di nazionali, in tela bianca o cachi, fermo restando il sistema delle fasce distintive. Le¬†fasce mollettiere¬†o i gambali erano spesso indossati sui piedi nudi: infatti, nel rispetto della tradizione, le calzature erano facoltative. Quando presenti potevano essere costituite sia da sandali che da scarponi o stivali d’ordinanza.

Mentre per gli ascari dell’Africa Orientale (Eritrea, Somalia ed AOI) il copricapo d’ordinanza era il tarbusc o, per i battaglioni musulmani (invece che copti), il turbante con una fascetta del colore di battaglione, gli ascari libici indossavano il fez (o meglio “tachia”) di feltro rosso granata con fiocco azzurro e “sotto-tachia” bianca. I¬†gradi ed i distintivi¬†erano portati su un triangolo di panno nero sulla spalla e sul tarbusc (tarbush). Solo il personale nazionale indossava le¬†stellette, in quanto segno distintivo della condizione militare del cittadino italiano. Dal¬†1939, poich√© la¬†colonia libica¬†era diventata a tutti gli effetti territorio nazionale (come¬†provincia di Tripoli¬†e¬†di Bengasi) gli ascari libici si fregiarono anch’essi delle¬†stellette.

Polizia dell’Africa Italiana

Ascari PAI – Polizia dell’AOI Africa Orientale Italiana, ventennio fascista

 

La Polizia dell’Africa Italiana , PAI, fu costituita nel 1937 come forza di polizia coloniale per il nuovo Impero italiano, con un Ispettorato generale a Tripoli ed uno ad Addis Abeba. Il personale, sia in Libia che in Africa Orientale Italiana, era arruolato sia tra i nazionali che tra gli indigeni, che si batterono coraggiosamente durante la seconda guerra mondiale. L’equipaggiamento era costituito dal moschetto Carcano Mod. 91, dalla pistola semiautomatica Beretta Mod. 34 e dal billao PAI. L’uniforme degli ascari di Polizia, estiva bianca ed invernale cachi, si distingueva per la fascia distintivo ed il fiocco di tachia e tarbusc blu Savoia; per il colletto dell’uniforme dello stesso colore, sul quale, in luogo dei fascetti littori del personale nazionale, gli ascari della PAI operativa nell’Africa fascista, portavano ricamati dei nodi savoia dorati; anche il triangolo di supporto ai gradi era blu Savoia e portava anche lo scudetto di specialit√† (Squadrone Vicereale, Bande di Polizia, Polizia Portuaria, Stradale, Corpo Musicale); sulla tachia libica e sul tarbusc dell’AOI portavano la coccarda tricolore con il fregio della PAI (aquila coronata con scudo savoia sul petto e nodo savoia tra gli artigli) e, per i reparti a cavallo, la penna di falco. Lo stesso fregio era riportato su panno azzurro sul turbante dei reparti somali cammellati. L’uniforme dei “Lancieri Azzurri” dello Squadrone Vicereale era caratterizzata da tarbusc blu savoia con penna nera, fasciato da un turbante di seta blu anch’essa. Blu anche le manopole e la farmula.

Ascari libici della PAI

 

 

 

Lo¬†sciumbasci¬†(o scium-basci o sciumbasc√¨) (dal tigrino “investito del potere”) era un¬†grado militare¬†delle¬†Truppe coloniali italiane, equivalente al grado di¬†maresciallo¬†del¬†Regio Esercito.¬† Era il pi√Ļ alto grado¬†raggiungibile dagli ascari eritrei, libici, somali e abissini del Regio Esercito ed era posto sotto il¬†tenente¬†(grado precluso alle truppe coloniali) e sopra il¬†bulucbasci.

Nel 1936 venne anche creato il grado di sciumbasci capo, equivalente a luogotenente o aiutante. Nel Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia e tra gli Zaptié libici lo sciumbasci capo era anche chiamato jusbasci.

Lo sciumbasci veniva assegnato ad ogni mezza-compagnia coloniale o buluc ed era addestrato per poterla comandare come fosse un ufficiale, in caso di necessit√†. Inoltre requisito essenziale per essere ammesso al grado di sciumbasci era la conoscenza della lingua italiana. Presiedeva alle funzioni di¬†fureria¬†del suo reparto, ossia alle distribuzioni, ai prelevamenti, ai turni, ai servizi, inoltre aveva incarico di occuparsi dell’istruzione delle reclute, dell’igiene, della pulizia e dell’ordine della truppa. Svolgeva anche la mansione d’interprete fra gli ufficiali italiani e la truppa coloniale, qualora questa non parlasse la lingua, ed era considerato il primo cooperatore degli ufficiali.

In quanto sottufficiale, lo sciumbasci poteva essere armato anche di pistola e di sciabola, oltre che dell’armamento d’ordinanza. Al contrario, lo sciumbasci non usava la baionetta sul proprio fucile d’ordinanza. Inoltre lo sciumbasci poteva portare i gambali in pelle o le fasce mollettiere, riservate alla truppa, anche se sovente sia gli uni che le altre erano indossate sui piedi scalzi, secondo l’uso coloniale. L’uso degli stivaletti di cuoio era infatti facoltativo. Allo sciumbasci era consentito indossare anche fuori servizio una mantellina nera (di propria propriet√†).

Lo sciumbasci portava come simbolo d’autorit√† il curbasc, un frustino di pelle d’ippopotamo, col quale applicava anche le sanzioni amministrative fisiche alla truppa.

Distintivo e contrassegni d’anzianit√†

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Truppe coloniali italiane: in primo piano uno sciumbasci capo di un reparto fucilieri. Le stellette sul suo grado indicano l’anzianit√†.
Il distintivo di grado dello sciumbasci consisteva da tre galloni di tessuto di lana rossa, fatti ad angolo, uno sotto l’altro, con la punta rivolta verso la spalla, soppannati di panno nero a triangolo; per lo sciumbasci capo si aggiungeva superiormente un quarto gallone giallo. Inoltre lo sciumbasci porta sul tarbush¬†tre stellette disposte a triangolo equilatero, con la base parallela all’orlo inferiore del tarbush.

Lo sciumbasci degli zaptié in grande uniforme indossava penne di struzzo bianche sul copricapo.

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Paolo Caccia Dominioni¬†(Nerviano,¬†14 maggio¬†1896¬†‚ÄstRoma,¬†12 agosto 1992) √® stato un militare, scrittore, ingegnere¬†e¬†disegnatore¬†italiano. Di nobile famiglia lombarda, visse la sua adolescenza al seguito del padre diplomatico in¬†Francia, in¬†Austria-Ungheria, in¬†Tunisia¬†ed in¬†Egitto; tornato in Italia nel¬†1913, si iscrisse al Regio Istituto Tecnico Superiore (futuro¬†Politecnico di Milano) frequentando il primo anno della facolt√† di¬†Ingegneria.

Nella prima guerra mondiale

Trasferitosi a Palermo, allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruol√≤ immediatamente volontario nel Regio Esercito. Dopo un primo periodo, come soldato semplice in forza al 10¬ļ bersaglieri nella sede di Palermo, frequent√≤ il corso ufficiali a¬†Torino¬†dal novembre¬†1915¬†al marzo¬†1916. Venne quindi assegnato al¬†Genio Pontieri, dove, divenuto¬†tenente, nel maggio del¬†1917¬†si guadagn√≤ una medaglia di bronzo al valore militare, per il¬†forzamento dell’Isonzo¬†nei pressi di¬†Canale d’Isonzo¬†durante il quale riport√≤ una ferita non grave.

Dietro sua richiesta venne trasferito ad una sezione lanciafiamme, di cui disegn√≤ lo stemma di specialit√†, operante in prima linea sul Carso nell’agosto 1917, dove riport√≤ una seconda ferita alla mano. Dopo la¬†ritirata di Caporetto¬†dell’ottobre-novembre 1917, Caccia Dominioni fu trasferito in seconda linea nella valle del¬†Brenta¬†dove fu raggiunto dalla notizia della morte in combattimento del fratello Francesco Nicol√≤ detto¬†Cino, sottotenente del 5¬ļ alpini, il 29 gennaio¬†1918.

Trasferito in¬†Libia¬†a motivo del lutto nell’aprile 1918, venne adibito a servizi di guarnigione nei dintorni di¬†Tripoli, dove lo sorprese l’annuncio della Vittoria (4 novembre 1918). Ammalatosi di¬†influenza spagnola, ebbe il rimpatrio nel maggio¬†1919¬†e fu congedato l’anno seguente.

 

Tra le due guerre

Terminati gli studi, dopo un iniziale avvicinamento al¬†Fascismo, se ne distacc√≤ trasferendosi in¬†Egitto¬†nel¬†1924, dove avvi√≤ la propria attivit√† professionale aprendo uno studio al¬†Cairo, progettando importanti edifici in tutto il¬†Medio Oriente. Richiamato una prima volta nel¬†1931, prese parte ad una spedizione (di carattere esplorativo, fino a¬†Tummo) operante nell’estremo sud del deserto libico, il che gli valse il grado di¬†capitano. Insieme ad altri europei che vivevano in Egitto, nel 1933 organizz√≤ un raid di circa settecentoottanta kilometri verso l’oasi di¬†Siwa. Partiti il 14 maggio, “dodici amici, in questo maggio gi√† torrido, su quattro Ford attrezzate per la sabbia” con l’obbiettivo di “compiere il viaggio in cinquanta ore, comprese le soste di riposo”, i sette uomini e cinque donne passeranno per i luoghi dove nel 1942 arriver√† la seconda guerra mondiale:¬†Marsa Matruh, el Daba,¬†Fuka¬†ed¬†El Alamein. Tra questi, altri futuri protagonisti della guerra che militarono sui fronti opposti, come Debeney e¬†Vladimir Peniakoff, che militer√† nelle file del¬†Long Range Desert Group¬†britannico e fonder√† una sua unit√† speciale nota come¬†Popski’s Private Army¬†incrociando la strada di Dominioni durante una incursione a Derna il 6 agosto 1942.

Richiamato ancora in servizio per la¬†guerra d’Etiopia¬†nel¬†1935, venne dapprima impiegato in una missione di¬†intelligence¬†in¬†Sudan, poi in una pattuglia esplorante aggregata alla¬†Colonna¬†Starace¬†nella¬†marcia su Gondar, partecipazione che gli frutt√≤ la Croce di Guerra al Valor militare.

Nella seconda guerra mondiale

Agli inizi del¬†1940, mentre stava dirigendo i lavori per la costruzione dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara, venne richiamato in servizio per la quarta volta e assegnato per quattro mesi allo Stato Maggiore di¬†Umberto II¬†attestato alla frontiera francese. Gli venne infine consentito di terminare i lavori in Turchia fino all’agosto di quell’anno finch√© il richiamo definitivo alle armi avvenne nel gennaio¬†1941; destinazione d’impiego il¬†Servizio Informazioni Militare. Insoddisfatto di questa collocazione di retrovia, ottenne di essere assegnato alla neocostituita specialit√† del¬†Genio guastatori alpino; destinato in un primo momento in¬†Russia, nel luglio¬†1942¬†gli fu affidato il comando del 31¬ļ¬†Battaglione¬†Guastatori d’Africa¬†del Genio, impiegato durante tutta la¬†campagna del Nord Africa.

Durante l’offensiva della prima battaglia di El Alamein, alla quale partecip√≤ con una compagnia esplorante dei suoi guastatori aggregata al XX Corpo d’Armata, Caccia Dominioni venne decorato dal generale Erwin Rommel con la Croce di Ferro di 2¬™ classe tedesca, seguita da un encomio solenne. A causa della distruzione del reparto gemello del 31¬ļ, il 32¬ļ Battaglione¬†Guastatori d’Africa, i sedici superstiti vennero aggregati al 31¬ļ come ottava compagnia e ne seguiranno le vicende agli ordini di Dominioni.

Partecip√≤ poi anche alla¬†seconda battaglia di El Alamein¬†nel novembre 1942, con il suo 31¬į che era stato assegnato di rinforzo alla¬†185¬™ Divisione paracadutisti “Folgore”¬†nello schieramento del XXI Corpo d’Armata, riuscendo a sfuggire all’accerchiamento; nello sganciamento il battaglione era stato reso parte di un reggimento di formazione insieme al 24¬ļ battaglione artieri e alla 15^ compagnia artieri d’arresto, con Dominioni comandante per anzianit√† di grado; iniziata la ritirata il 3 novembre con ordine di deviare verso l’interno per non ostacolare i movimenti sulla litoranea, Dominioni si organizza su un suo itinerario;dopo aver perso contatto con gli altri reparti il 31¬į alle 14 del 5 novembre si trova a Khor el Bayat di fronte un blocco britannico formato da tre carri armati e da dietro un gruppo di quattordici autoblinde; gettandosi in una depressione a sud con quelli che credeva tutti i suoi autocarri, riuscir√† a forzare il blocco con met√† del battaglione ed altri sei veicoli che si erano accodati; raggiunta la litoranea, riporta i suoi duecentocinquanta uomini verso Marsa Matruh per contribuire ad una azione di blocco contro l’Ottava Armata.¬†Il suo battaglione fu l’unico reparto organico superstite del X¬†Corpo d’armata¬†italiano; per tale risultato il¬†maggiore¬†Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo venne decorato della¬†Medaglia d’argento al valor militare. Nel suo libro “Alamein 1933-1962” si trova una ricostruzione molto completa della battaglia, ed in effetti anche del periodo antecedente dalla conquista di Tobruk fino all’arrivo delle truppe italo-tedesche in territorio egiziano. Questa ricostruzione si basa su mappe originali di¬†Rommel, su diari di vari militari impegnati sui due lati del fronte e su incontri avvenuti tra l’autore ed altri partecipanti. Dopo un periodo di convalescenza, nel maggio¬†1943¬†si fece promotore della ricostituzione del Battaglione Genio guastatori alpini ad¬†Asiago, e ne assunse il comando fino all’8 settembre 1943. Sfuggito alla cattura tedesca, si diede alla macchia entrando nel gennaio¬†1944¬†a far parte della 106¬™¬†brigata partigiana Garibaldi.

Nella¬†Resistenza, dopo varie vicissitudini, arriv√≤ alla carica di¬†Capo di Stato Maggiore¬†del Corpo lombardo Volontari della Libert√† nell’aprile¬†1945. Per la partecipazione alla lotta partigiana ebbe la¬†Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

 

      disegni di P.C. Dominioni

Nel dopoguerra

Dopo la fine della guerra riprese la sua attivit√† nello studio di ingegneria del Cairo, e nel¬†1948¬†venne incaricato dal governo italiano di redigere una relazione sullo stato del cimitero di guerra italiano di¬†Quota 33 ad¬†El Alamein, a cui segu√¨ presto l’incarico di risistemazione. Ebbe inizio cos√¨ una missione di recupero che dur√≤ circa quattordici anni, spesi in gran parte nel deserto, alla ricerca delle salme dei caduti di ogni nazione, culminante con la costruzione del¬†sacrario italiano¬†da lui progettato.

Conosciuta nel¬†1953¬†la moglie¬†Elena Sciolette, Paolo Caccia Dominioni torn√≤ in Italia nel 1958, lasciando le redini della missione a Renato Chiodini pur continuando la supervisione del sacrario di Quota 33 con frequenti visite in Egitto. Dal¬†1962¬†in poi, anche in seguito alla pubblicazione del libro¬†Alamein 1933-1962¬†che vinse il¬†Premio Bancarella, Paolo Caccia Dominioni svolse un’intensa attivit√† progettistica di sacrari e cappelle commemorative dei caduti italiani della¬†Seconda guerra mondiale, unita ad una fertile attivit√† letteraria e illustrativa attorno alle proprie vaste esperienze belliche, che gli frutt√≤ diversi premi e riconoscimenti (tra i quali il San Valentino d’oro della Citt√† di¬†Terni).

√ą da segnalare che Paolo Caccia Dominioni, che parlava correntemente tedesco, francese, inglese, arabo, continu√≤ la sua attivit√† di progettista e scrittore anche in tarda et√† fino alla morte, sopraggiunta all’ospedale militare del Celio¬†all’et√† di 96 anni nel¬†1992.

 

Fonti Wikipedia

 

9.19

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Peso 3 kg
Dimensioni 50 × 35 × 35 cm
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